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Concerto
16/12/2023
21:00
Mattatoio La Pelanda

Partiture per corpi

Descrizione

Edoardo e Federico Sanguineti voci virtuali e reali
Manuel Zurria flauti
Paolo Ravaglia clarinetti, paddofoni
Nicola Evangelisti regia del suono

 

Interplay  
Edoardo Sanguineti (1930-2010) Laborintus – estratti (1956)
   
Federico Sanguineti (1955)   Sequenze per voce recitante
   
   
Programma  
Luciano Berio (1925-2003)  Sequenza I (1958) per flauto
   
Aldo Clementi (1925-2011) LuCiAno BErio (1995)
  versione per flauto e clarinetto con elettronica     
   
Marcello Panni (1940)    Veni creator n.1
  da Esercizi e solfeggi per uno o più esecutori (1968/1984)
  versione per clarinetto ed elettronica di Paolo Ravaglia
   
Giacinto Scelsi (1905-1988) Ko-Lho (1966)        
  per flauto e clarinetto
   
Stefano Scodanibbio (1956-2012) D’improvviso in una notte di maggio (1980)
  per flauto ed elettronica
   
Luciano Berio  Sequenza IX (1980) 
  con clarinetto contrabbasso
   
Nicola Evangelisti (1972) Symbiosis* (2023) 
  per flauto/flauto basso, clarinetto ed elettronica

 

Il sottoscritto, voce declamante
di musiche di Berio dall'età
di sedici anni fino ad oggi, essendo

del poeta Edoardo Sanguineti
il figlio primogenito, ritiene,
per riassumere il tutto in breve abstract,

che il miglior modo, anzi unico e solo,
di ricordare il gran compositore,
sia di partecipare a questo omaggio,

fra musiche di Nono e Berio stesso,
di Scelsi, di Casale e di Clementi...
con SEQUENZA PER VOCE RECITANTE
Federico Sanguineti

 

Un omaggio a una delle figure centrali della musica del secondo dopoguerra nel ventennale dalla scomparsa. Un concerto elettroacustico con musiche di Luciano Berio e di autori a lui coevi, fino a quelle più recenti, con una prima di Nicola Evangelisti. Le note di Berio si intrecciano con altre pagine della letteratura musicale per flauto e pianoforte degli ultimi sessant’anni, che accompagnano l’ascoltatore in un percorso nelle diverse sfaccettature del flauto e del clarinetto e della loro interazione con l’elettronica. La musica è intercalata dalle letture di Federico Sanguineti, tratte da alcuni dei testi che il padre Edoardo scrisse per Berio stesso, a testimonianza del loro lunghissimo sodalizio.

Sequenza I e Sequenza IX
Dedicata a Severino Gazzelloni, la Sequenza I di Luciano Berio è considerata una delle composizioni flautistiche più importanti e influenti del Novecento. Essa apre il noto ciclo delle Sequenze di Berio e ne racchiude tutte le caratteristiche precipue: anzitutto il concetto di virtuosismo, un virtuosismo “di conoscenza” che si realizza attraverso la ricerca di nuove potenzialità espressive (in questo caso frullati, colpi di chiave) e di scrittura dando vita a dei modelli compositivi per strumento solista; vengono qui esplorate le possibilità polifoniche (ciò che Berio chiama la “polifonia latente e implicita”) di uno strumento monodico (per la prima volta vengono utilizzati i suoni multipli) e da questa esperienza compositiva deriva tanta parte della produzione di brani flautistici del Novecento e d’oggi.  
Sequenza I è basata sull’applicazione di diversi livelli di densità ai diversi parametri che caratterizzano i suoni: altezza, durata, dinamica e morfologia (dalle parole di Luciano Berio “quella che io chiamo dimensione morfologica si pone per certi aspetti al servizio delle altre tre, ne è per così dire lo strumento retorico”).
Nel descrivere la Sequenza IX per clarinetto, Berio la definisce «una lunga melodia e, come quasi tutte le melodie, implica ridondanza, simmetrie, trasformazioni e ritorni. Sequenza IX è anche una “sequenza” di gesti strumentali che sviluppano una costante trasformazione fra due diversi campi di intervalli: uno di sette note (fa diesis, do, do diesis, mi, sol, si bemolle e si naturale) che tendono ad apparire sempre nello stesso registro, e l’altro di cinque note che appaiono invece in registri sempre diversi. Quest’ultimo commenta, penetra e modifica le funzioni armoniche di quel primo campo di sette note». La lunga melodia di cui parla Berio sembra all’inizio indugiare su alcune note lunghe, meditative, un canto interiore che a tratti offre percezioni di polifonie latenti. Le caratteristiche di cantabilità espressiva dello strumento vengono sfruttate appieno in questa lunga melodia che prende le mosse da una serie che Berio fraziona, permuta e modifica non mostrandola mai nella sua totalità ma sempre come un’entità in divenire.
“Sei instabile e immobile” recitano i versi di Sanguineti dedicati a questa Sequenza, come instabile e immobile è il gioco tra il carattere transitorio e la stabilità di questa ridondante melodia di cui non si riconoscono le riproposizioni del materiale, travestito di nuove forme e significati:

Sei instabile e immobile, mio fragile frattale,
sei tu questa mia infranta forma che trema.
Edoardo Sanguineti su Sequenza IX

Silvia d’Augello

Ko-Lho
L’indagine sul suono di Giacinto Scelsi rivive in Ko-Lho per flauto e clarinetto, brano organizzato in due movimenti composto nel 1966. I due strumenti impiegati creano un sistema timbrico unitario solo apparentemente statico. Le diverse tecniche strumentali utilizzate – come i vari tipi di vibrato, i glissati, i frullati – provocano una mutazione continua che svela a poco a poco le differenti rifrazioni del suono.

D’improvviso in una notte di maggio
Ho avuto la fortuna di incontrare Stefano Scodanibbio alla fine degli anni 80, di conoscerlo, di lavorarci insieme e di diventare suo amico. Senza dubbio Stefano è stata una figura fondamentale per la mia consapevolezza di musicista. Da lui ho imparato a mordere la vita, a fare delle scelte radicali, a scoprire l’importanza di ritagliare un repertorio adeguato alle mie possibilità. Qualche anno prima della sua prematura scomparsa, ricevetti da Stefano questo breve pezzo datato 1980: D’improvviso in una notte di maggio.  È un pezzo nato così, velocemente, in un impeto creativo selvaggio.  Un breve notturno, dedicato alla flautista messicana Marielena Araizpe. Ma indirizzato (soprattutto) a Salvatore Sciarrino, suo amico e mentore. Totalmente Sciarrinniano. Così lo definiva Stefano, senza pudore, con un gesto di riconoscenza e di umiltà degno solo dei grandi artisti.

Manuel Zurria

LuCiAno BErio
È un breve pezzo composto nel 1995 da Aldo Clementi per Annamaria Morini ed Enzo Porta. Come spesso accadeva, Aldo traeva spunto dalle lettere del nome del dedicatario (Luciano Berio in questo caso) per costruire e organizzare il materiale compositivo sulla base delle lettere del nome.  Un espediente antico e sempre valido che fornisce una sorta di imprinting sonoro alla figura attorno alla quale è destinata l’opera. La struttura del brano, invece, prevede (come sempre, in quegli anni) tre ripetizioni in rallentando, con dinamiche digradanti al nulla.  Per questo concerto, dedicato a Luciano Berio, abbiamo curato una versione speciale per flauto e clarinetto (al posto del violino) per celebrare l’antica amicizia che legava questi due straordinari musicisti del nostro tempo.

Manuel Zurria

Veni, Creator n. 1
Il 28 dicembre 1968 andava in scena sul palco del Politeama alle 22.45, per la sesta delle celebri Settimane di Nuova Musica di Palermo, un mio pezzo per 6 esecutori dal titolo Veni, Creator.* Come i miei precedenti lavori D’ailleurs per quartetto d’archi (1966), Che cosa apparirà? per orchestra da camera (1967), Patience per voci e strumenti (1968) e Déchiffrage (1968) per tastiere e basso continuo, Domino (1970) per tastiera, Inventario da concerto (1972) per orchestra da camera,  anche  Veni, Creator è scritto con la tecnica del collage, intendo quello cubista o quello di Mimmo Rotella, ritagliando e incollando su una pagina, o in uno spazio inventato di volta in volta, frammenti di  musica originale a vari colori, o schegge di trattati di armonia, di tecnica strumentale, o di pagine corali. Ognuno di questi pezzi segue una sua logica più o meno “patafisica” per la realizzazione pratica, con istruzioni affini a quelle della settimana enigmistica (D’ailleurs) o a quelle dei giochi di carte (Patience). Il risultato e la loro aleatoria realizzazione sonora era per me un elemento secondario rispetto alla pagina-immagine, fino al paradossale Domino, un puro esercizio digitale da eseguire su “qualsiasi tastiera anche muta”. L’esecutore come il giocatore (player) diventa quindi arbitro e creatore (Veni,Creator) del risultato sonoro, a cui l’Autore ha dato solo le carte per giocare in solitario.

*Veni, Creator è un gruppo di 6 composizioni scritti per sei esecutori per strumenti indefiniti, da eseguire con la tecnica che si usa nello studio di uno strumento, dal titolo Esercizi: il solista ripete a velocità diversa lo stesso inciso più e più volte come un mantra, con ritmi diversi e dinamica diversa, per poi passare al frammento seguente. Tra una serie di ripetizioni e l’altra l’esecutore deve cantare sei Solfeggi nello strumento se a fiato, o a voce alta se ad arco, accompagnandosi con lo strumento, frammenti di un corale luterano sul testo del Veni, Creator (“Komm, heiliger Geist …”) con il doppio senso sottinteso ironico dell’implorare l’assistenza divina perché venga fuori qualcosa dall’aleatorietà del pezzo. I sei Veni Creator possono essere eseguiti come assoli, in gruppi di più strumenti scelti tra i sei, o anche strumenti diversi da quelli da me realizzati.

Marcello Panni

Symbiosis
Symbiosis, scritto per due strumentisti ed elettronica live, trae origine da una precedente serie di brani composti per strumento solista ed elettronica, il ciclo Osmosis (I, II e III) che indaga l’interscambio di materia sonora tra lo strumento fisico e il dispositivo elettroacustico.
Symbiosis è l’espansione di questo “processo osmotico” e nasce dall’idea di creare un unico tessuto sonoro generato da un’interdipendenza tra strumenti che hanno caratteristiche e nature differenti: il clarinetto contrabbasso, con la sua energica corporeità, la dirompente profondità e l’amplissima estensione di registro, e il flauto, etereo e mutevole ma anche tagliente e dinamico, in grado di offrire infinite sfumature di colori timbrici.
L’elettronica capta in tempo reale i suoni strumentali e interviene nel “processo simbiotico” amplificando e amalgamando le connessioni tra i due strumenti o enfatizzando e prolungando nel tempo momenti rilevanti.
Symbiosis è dedicato a Manuel Zurria e Paolo Ravaglia.

Nicola Evangelisti


In collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo - Il Mattatoio di Roma

 

 

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Informazioni

Roma
Mattatoio La Pelanda
piazza Orazio Giustiniani 4

ore 21.00

COME ARRIVARE
Metro B Piramide
Autobus 280, 23, 30, 3, 170, 718, 719, 775
area di parcheggio per i mezzi privati

Biglietti
intero 12 €
ridotto 8 € (studenti, over 65, abbonati Accademia Santa Cecilia, abbonati Palaexpo)