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Teatro musicale
18/11/2025
20:30
Teatro Palladium

Trittico

Descrizione

Festival celebra l’85° compleanno di Marcello Panni con un evento speciale di teatro musicale buffo (e breve). La sua ultima operina Lo stratagemma dell’avvocato Manigoldi sarà accostata a due miniature del secolo scorso di Nino Rota e Samuel Barber, scritte per il Festival di Spoleto 1959, nella loro originale veste pianistica.

 

La scuola di guida (1959) idillio musicale, versione per voci e pianoforte
musica di Nino Rota (1911-1979)
testo di Mario Soldati (1906-1999)

Lei, aspirante alla patenteSabrina Cortese soprano
Lui, insegnante di guidaAlessandro Fiocchetti tenore


Una mano di bridge (1959) opera in un atto, op. 35, versione per voci e pianoforte
musica di Samuel Barber (1910-1981)
libretto di Gian Carlo Menotti (1911-2007)
traduzione ritmica italiana di Marcello Panni

David, florido uomo d’affariFederico Benetti basso
Geraldine, sua moglieSabrina Cortese soprano
Bill, un avvocatoAlessandro Fiocchetti tenore
Sally, sua moglieFederica Paganini mezzosoprano

Lo stratagemma dell’avvocato Manigoldi* (2024-25) farsa in un atto e tre scene
musica e libretto di Marcello Panni (1940)
Commissione del Reate Festival

L’avvocato Manigoldi, penalista di gridoFederico Benetti basso
Dottor Leandro Lupis, segretarioAlessandro Fiocchetti tenore
Ingegnere Pecorai, industriale del cementoDaniele Adriani baritono
Signorina Susy, giovane figlia dell’ingegnereSabrina Cortese soprano
Voce dell’uscieraFederica Paganini mezzosoprano

 

*prima esecuzione assoluta

 

Ensemble Roma Sinfonietta
Paolo Fratini flauto, Roberto Petrocchi clarinetto, Alessandro Marini violino, Michele Chiapperino violoncello, Andrea Bonioli percussioni, Monaldo Braconi pianoforte
Marcello Panni direttore

Cesare Scarton regia
Gianni Dessì scene
Andrea Tocchio luci

Perché una farsa?
Quest’estate (2024) volevo scrivere qualcosa che mi astraesse da questo inutile senso di angoscia impotente, che mi viene un po’ dall’età, un po’ dai tamburi di guerra che ci circondano. La scrittura, come tutti sanno, è la sola via di scampo all’angoscia. Una sera di giugno ho sentito per caso alla radio una breve commedia del 1940 di Bruno Corra, (vedi la combinazione, il mio anno di nascita). In un italiano molto vicino al mio amato Achille Campanile e al linguaggio alato di Savinio, la commediola di questo dimenticato scrittore futurista mi sembrò subito perfetta per una farsa in musica di tipo rossiniano.
Cos’è una farsa? “Una storia priva di valore artistico, che si proponga solo di divertire”, dice il dizionario. Eppure, alle farse in musica ci si sono dedicati in tanti, da Livietta e Tracollo al Falstaff (mentre farsa sanguinante è il mondo contemporaneo, per niente divertente). Pensavo a Rossini: mentre milioni di morti insanguinano l’Europa e la Russia per la follia di Napoleone, e l’Austria si annette Venezia abbattendo la sua indipendenza secolare, nel tragico 1812, l’anno dei milioni di morti nel gelo russo, Rossini ventenne scrive imperturbabile le sue dissennate farse per il teatro San Moisè con il sodale Giuseppe Foppa… I suoi libretti come L’inganno Felice e La scala di seta sono  privi di qualsiasi senso artistico (è poi così?), scritti solo per solleticare il riso o il sorriso, e aiutare il pubblico a dimenticare il tragico tempo in cui vive. Nelle farse di Foppa (e colleghi librettisti), il tema è sempre lo stesso: l’amore di una ragazza per un giovane, contrastato e nascosto da un padre o da un tutore un po’ tonto, che alla fine viene sbeffeggiato e burlato. Superati equivoci e ostacoli, tutto si risolve con un matrimonio.
Ebbene, nel breve testo di Corra a cui mi sono liberamente ispirato, ci sono proprio questi stessi elementi ma in una costruzione un po’ perversa e stravagante e sintetica: non per niente Corra è l’autore del Manifesto del Teatro Futurista. Ho rimaneggiato ampiamente la commediola, spostandola alla fine degli anni Cinquanta, e ho caratterizzato in dialetto romano-ciociaro il padre della ragazza da marito, un volgare magnate del cemento. Del resto, il basso buffo in dialetto lo troviamo quasi sempre negli intermezzi e nelle commedie settecentesche, da Pergolesi fino alla Gazzetta di Rossini. Marcello Panni

 

Trittico contemporaneo: note di regia
Il Trittico si impernia su tre brevi atti unici composti da altrettanti compositori del nostro tempo: La scuola di guida di Nino Rota su testo di Mario Soldati, A Hand of Bridge (Una mano di bridge) di Samuel Barber su libretto di Gian Carlo Menotti, eseguita nella versione italiana autorizzata dallo stesso autore, e Lo stratagemma dell’avvocato Manigoldi su parole e musica di Marcello Panni, tratto da una commedia dello scrittore futurista Bruno Corra intitolata La trovata dell’avvocato Max.
Ciò che accomuna questi tre lavori è il fatto di appartenere allo stesso genere: la commedia in musica che deriva dalla grande tradizione dell’opera buffa italiana, nata a Napoli nella prima metà del Settecento come intermezzo giocoso interposto tra gli atti dell’opera seria. Al contrario di quest’ultima, basata su soggetti mitologici ed eroici, l’opera buffa porta sul palcoscenico personaggi del popolo e trame quotidiane caratterizzate da un ritmo incalzante e veloce. Il fine ultimo è quello di divertire il pubblico e di strappargli una risata, costruendo vicende che si assomigliano un po’ tutte, incentrate come sono su equivoci, malintesi, amori contrastati che, dopo aver superato ostacoli e contrattempi di ogni tipo, trovano la loro lieta risoluzione. Una tradizione che prosegue, specie nei primi anni dell’Ottocento, con la farsa in musica che ne è la declinazione più esasperata e grottesca con aspetti scopertamente ridanciani, al limite del buon gusto.
Questo genere, nel quale non mancano di cimentarsi i più importanti compositori italiani, tra cui vanno almeno annoverati Rossini e Donizetti, non scompare neppure nel Novecento, anche se perde i suoi connotati più smaccati e grossolani, per diventare spesso, ispirandosi all’insuperato modello del Falstaff verdiano, una commedia di carattere leggero, dove dominano il sorriso, l’ironia, l’umorismo, non disgiunto il più delle volte da risvolti di pungente amarezza.Le tre operine in un atto che qui si rappresentano ne sono un significativo esempio. Accomunate tutte da una durata assai breve (l’opera di Barber è con i suoi 9 minuti l’opera forse in assoluto più breve del teatro musicale), toccano i diversi registri di una odierna comicità sofisticata, mettendo in scena di volta in volta la seducente imperizia della candidata che fa breccia nel cuore dell’istruttore di guida, l’insoddisfazione repressa di due coppie borghesi, i cui componenti, durante una mano di bridge, esprimono ciascuno i loro veri desideri, uscendo finalmente dalla gabbia delle convenzioni in cui vivono, la furbesca trovata di un avvocato che provoca in modo inaspettato un rovesciamento paradossale e quasi perverso dei ruoli che incarnavano all’inizio i personaggi.
Due delle tre operine (La scuola di guida e Una mano di bridge) sono state composte nel 1958-1959 su commissione del Festival dei Due Mondi di Spoleto per una serata ideata nel 1959 e intitolata Fogli d’album, in cui si intendevano assemblare micro-opere create dai più noti autori dell’epoca, pervase da sfumature ora ironiche, ora parodistiche, ora dichiaratamente satiriche. La terza partitura fa invece compiere un balzo di 65 anni, essendo stata composta nel 2024 da Marcello Panni, uno dei più rilevanti compositori italiani del momento. L’azione, tratta da una breve commedia del 1940 di Bruno Corra, scrittore oggi dimenticato, ma storicamente significativo in quanto autore del “Manifesto” del teatro futurista, è stata spostata nell’adattamento di Panni alla fine degli anni Cinquanta, in piena sintonia con l’epoca di ambientazione degli altri due lavori.
I collegamenti cronologici e il carattere comune delle tre micro-opere vengono sottolineati nel presente allestimento da un impianto scenico unico che si trasforma però a vista, diventando ora la macchina dove si svolge l’esame di guida, ora il tavolo dove le due coppie giocano la loro mano di bridge, ora la scrivania dell’avvocato Manigoldi. I costumi anni Cinquanta dal canto loro definiscono il momento storico in cui queste brevi storie si svolgono, dando loro una plausibilità che non avrebbero fuori da un’epoca in cui i rapporti di coppia erano ancora legati a un codice ferreo non sovvertibile e dove imperversavano palazzinari senza scrupoli che con la loro vorace avidità davano l’assalto all’edilizia urbana.
L’allestimento di questo trittico si propone dunque di divertire gli spettatori, ma anche di lasciare un segno più profondo, facendo emergere quel disagio esistenziale che si cela nelle pieghe delle tre vicende: l’intento non è quello di spingere alla risata franca e liberatoria, ma a un sorriso a mezza bocca perché niente è davvero come appare e perché tutto finisce per ribaltarsi nel suo contrario. Cesare Scarton

 

in coproduzione con Fondazione Flavio Vespasiano, Roma Sinfonietta
in collaborazione con Fondazione Roma Tre - Teatro Palladium

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Informazioni

18/11/2025 - ore 20.30
Teatro Palladium
piazza Bartolomeo Romano 8

COME ARRIVARE: Metro B Garbatella
Autobus 670, 715, 669

BIGLIETTI:
intero 15€
ridotto 10€ (over 65, studenti, abbonati Accademia Santa Cecilia, RomaEuropa)

Si ringraziano per il sostegno allo spettacolo:  
Paolo Baratta e Gemma Bracco
Umberto Menegatti e Maria Teresa Burgoni
Giorgio Forni e Marina Senin
Fondazione Tridama
Luigi Balestra
Silvia Costantini 
Gabriella Ferrari  
Teresa Iarocci 
Adriana Leonardi Dall’Occa Dell’Orso
Lorenzo Matacena
Paolo e Piero Mazzetti
Francesca Pagnini
Maria Rosaria Pandolfi
Elisa Zoppelli
Tiziana Gazzini