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Concerto
04/12/2022
21:00
Roma, Mattatoio La Pelanda

Imaginary Landscapes

Descrizione

 

Christopher Cerrone (1984) A Natural History of Vacant Lots** (2017-18)
  per quartetto di percussioni ed elettronica
   
John Cage (1912-1992) Imaginary Landscape no. 2 (1942)
  per ensemble di percussioni 
   
Marta Gentilucci (1973)  As far as the eye can see (2008)
  per percussione ed elettronica
   
John Cage Imaginary Landscape no. 3 (1942)
  per ensemble di percussioni
   
Nicoletta Andreuccetti Silent Voices (and Speechless Echoes)* (2022)
  per quartetto di percussioni ed elettronica

 

Blow up Percussion
Flavio Tanzi, Aurelio Scudetti, Pietro Pompei, Luca Giacobbe, Berardo Di Mattia, Alessio Cavaliere percussioni  

 

*prima esecuzione assoluta
**prima esecuzione italiana                               

 «Non si tratta di esprimere una cosa particolare, ma di fare qualcosa che possa essere usata dalla persona che la trova espressiva. Ma quell’espressione si sviluppa in colui che la percepisce».

John Cage

Nell’ultimo periodo la concezione che avevamo acquisito dal mondo globale dell’idea di spostamento è stata modificata da ben note cause di forza maggiore.
Abituati in un mondo in cui sempre più persone si spostano continuamente da una parte all’altra con ogni mezzo e sempre più velocemente, il dover restare a casa ci ha stravolto abitudini e vite. Per trovare una via di fuga, per rivedere e ritrovare i luoghi cari, i luoghi agognati, ci si è protetti in un mondo dove libertà, speranza e desiderio si fondono e dove il movimento, il viaggio, la destinazione sono nel proprio io interiore in una dimensione spazio temporale senza confini.
Da questa considerazione nasce l’idea di ricreare musicalmente quei paesaggi immaginari.
John Cage scrive i suoi Imaginary Landscapes tra il 1939 e il 1952, e sono dei lavori pieni di nuove idee e sonorità dal pianoforte preparato ai primi esperimenti di musica elettroacustica, noi li mettiamo insieme ad altre immagini o immaginazioni, vuote o di magica malva.

Blow up

 

A Natural History of Vacant Lots
Dopo aver scartato molti altri titoli, A Natural History of Vacant Lots mi ha colpito per aver fornito un'analogia perfetta con il mio nuovo pezzo. L'ho preso dal titolo di un libro di Matthew Vessel e Herbert Wong che descrive la flora e la fauna secondarie che si trovano nei lotti abbandonati. Il lavoro inizia in modo insolitamente netto: singole note vengono suonate su due vibrafoni su uno sfondo di elettronica della stessa altezza. Gran parte del pezzo nasce da questa nota iniziale, diventando prima un corale, poi trasformandosi lentamente in una fitta foresta di figurazioni in un tempo di circa nove minuti. Sebbene la crescita del materiale sia estremamente graduale, le cose che emergono dal ciclo degli accordi a volte sono sorprendenti e si discostano in modo abbastanza evidente dal materiale originale.

Christopher Cerrone

Imaginary Landscape no. 2 e no. 3
Composti il 1939 e il 1952, la serie degli Imaginary Landscapes si contraddistingue per una rosa di nuove sonorità derivanti anche dalla sperimentazione con strumenti elettroacustici. Il titolo stesso allude all’intenzione di ricreare dei paesaggi immaginari mediante l’esplorazione di nuove possibilità timbriche e strumentali, ricercate mediante la combinazione di percussioni di diverso tipo e di strumenti elettroacustici. Nell’Imaginary Landscape no. 2 gli strumenti a percussione – barattoli di latta, conchiglia, cricchetto, grancassa, cicalini, gong d’acqua, cestino di metallo e ruggito di leone – sono combinati con un bobina di filo amplificata collegata a un braccio fonografico. Nel no. 3 i barattoli di latta e un gong tenue sono combinati con dispositivi elettronici e meccanici tra cui oscillatori, giradischi a velocità variabile che riproducono registrazioni di frequenza, un cicalino, una bobina di filo amplificata e una marimbula amplificata per microfono.

 

As far as the eye can see
La prima idea del pezzo nasce dalla collaborazione con la poetessa italiana Elisa Biagini e dalla lettura del suo lungo poema Gretel, o del perdersi. Il testo è una sequenza di frammenti che ruota attorno a una figura femminile che cammina in un luogo indefinito e si perde allontanandosi in un movimento circolare a spirale.
La mia fascinazione non era direttamente ispirata dall'immagine poetica del testo, ma piuttosto dalla qualità del linguaggio. Il mondo poetico di Biagini ha un forte rapporto con parti del corpo e con le sostanze naturali; è composto da parole quotidiane, che conducono a un potente universo metaforico: una singola parola provoca connessioni multidimensionali con l’insieme, siano esse con altre parole, altri strati del discorso poetico o altre parti del corpo. I quattro elementi principali evocati nel testo (pietra, legno, osso, foglia) e il modo in cui attraversano l'intero poema, hanno immediatamente suggerito la divisione degli strumenti a percussione in quattro diversi gruppi. La loro disposizione sul palco si riferisce chiaramente a quella divisione, così come all'immaginario movimento a spirale del percussionista mentre suona tutti gli strumenti. Il pezzo trova così il suo fulcro compositivo nella creazione di un “macrostrumento polifonico” e nel suo dispiegarsi nello spazio scenico. L'elettronica assume il ruolo di estensione dei suoni originali e si basa principalmente su processi di sintesi sonora.

Marta Gentilucci

Silent Voices (and Speechless Echoes)
Il brano si costruisce nel contrappunto di materiali costituitisi nel gesto e nella voce, ontologicamente radicati nell’immediatezza dell’umano, senza artificio né sovrastrutture. L’elettronica trasfigura la voce e i gesti in echi rifratti senza parole, contrappuntati dal quartetto di percussioni in una costante dialettica che mette in scena il tentativo inane dell’emergere della parola, tentativo sempre iterato e sempre disatteso in uno sfondo disumanato. Dedicato alla memoria di M. A. e a tutte le persone cui è impedito pronunciare se stessi.

Nicoletta Andreuccetti

 

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Informazioni

Roma
Mattatoio La Pelanda
piazza Orazio Giustiniani 4

ore 21.00

Biglietti
intero 12 €
ridotto 8 € (studenti, over 65, Bibliocard, Goethe Card, abbonati Accademia Santa Cecilia, abbonati Palaexpo)