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Concerto
10/12/2025
21:00
Mattatoio La Pelanda

Folk Songs

Descrizione

Prosegue il ciclo di concerti dedicati a Luciano Berio con un programma proiettato ad esplorare il suo profondo legame con la tradizione musicale popolare.
Cinque compositori italiani sono stati invitati a comporre nuove opere ispirate alle celebri Folk Songs, dando vita a un originale dialogo tra passato e presente. 
In programma anche Lunario, piccola canzone per sei strumenti di Carlo Boccadoro del 1997.

 

Giorgio Colombo Taccani (1961) Kariboshi Kiri Uta* (2025)
  per voce femminile e sette strumenti
   
Carla Magnan (1968) Figghia mia riposa un poco (Sicilia, Italia)* (2025)
  per voce, clarinetto, viola, violoncello, arpa, percussioni
   
Rosalba Quindici (1976) Varchi* (2025)
  per voce, flauto, clarinetto in Sib, arpa, viola, violoncello, percussioni
   
Carlo Boccadoro (1963) Lunario (1997)
  piccola canzone per sei strumenti
   
Paolo Marchettini (1974) Folk songs* (2025)
  per voce, flauto (anche ottavino), clarinetto, arpa, viola, violoncello, percussioni
  I. Shenandoah (Usa)
II. Our captain stood (Usa)
III. Vidalita (Argentina)
IV. Sor Carlo l’armonico (Italia)
V. Kelo aba woye (Ghana)
   
Fabrizio de Rossi Re (1960) Five Imaginary Folk Songs* (2025)
  per mezzosoprano e sette strumenti
  Omaggio a Luciano Berio in occasione dei 100 anni dalla nascita
  Donna Sabella
Filastrocca della lavandaia e del soldato fantasma
Il Traditore
La donna vespa
Peschi fiorenti (stornello toscano)
   

*prima esecuzione assoluta


Giulia Zaniboni
mezzosoprano
Ensemble Nuove Musiche
Francesco Checchini flauto, Elena Bacchiarello clarinetto, Michela Marchiana viola, Anna Freschi violoncello, Giulia Bigioni arpa, Matteo Montaldi percussione, Marcello Repola percussione
Francesco Ottonello direttore

 

Kariboshi Kiri Uta (2025) per voce femminile e sette strumenti
Nei passati autunni giapponesi si poteva udire un canto nelle campagne, un canto lento, di lavoro.
I contadini raccoglievano gli avanzi secchi di bambù, di miscanto o di altre coltivazioni.
Ne avrebbero fatto tetti per le abitazioni e nutrimento per il bestiame. Le note erano sobriamente malinconiche, quasi a disegnare la consapevole accettazione di una vita segnata dalle incombenze imposte dall'alternarsi delle stagioni.
Nulla viene qui modificato nella linea melodica originale. Si insinuano tuttavia riflessioni e riverberazioni emotive affidate ai soli strumenti, quasi ad elevare a rito la nobile fatica nei campi.
                                                                                                                      Giorgio Colombo Taccani

Five Imaginary Folk Songs (2025) per mezzosoprano e sette strumenti
Si tratta di cinque canti immaginari dedicati a cinque diverse figure femminili. Immaginari nel senso che ad eccezione di Donna Sabella e Peschi fiorenti, che conservano la melodia del canto popolare originale, gli altri tre: il Traditore, La Filastrocca della Lavandaia e del Soldato fantasma e la donna Vespa, sono completamente inventati da me.
Si tratta musicalmente in questo caso di un ritratto immaginario costruito adottando elementi di lessico popolare ricomposti e trasfigurati attraverso il filtro del nostro tempo. Una musica popolare immaginata. 

                                                                                                                             Fabrizio de Rossi Re

Folk Songs è parte di un progetto che probabilmente verrà ampliato in futuro. Il brano, allo stato attuale, comprende cinque canzoni provenienti da diverse parti del mondo. Non si tratta di una semplice trascrizione, ma di una vera e propria rielaborazione del materiale, con l’intento di scoprire ciò che unisce tradizioni musicali apparentemente molto distanti tra loro.
Una delle canzoni, Our Captain Stood, è in realtà un falso: su testo tratto da Moby Dick, questa finta sea shanty è ripresa ed elaborata da un mio precedente lavoro. Le altre provengono da Stati Uniti, Argentina, Italia e Ghana, tutti Paesi a cui sono legato per motivi personali e per un profondo interesse culturale.
Il desiderio di unificazione e di comprensione tra mondi lontani è quanto mai necessario in questo momento difficile, in cui il mondo è lacerato da contrasti e incomprensioni. La speranza è che, attraverso il canto e la musica, si possa riconoscere ciò che abbiamo in comune con gli altri, e che questo ci aiuti ad andare oltre conflitti e divisioni.
Folk Songs è stato commissionato da Nuova Consonanza e scritto per questa amata e storica associazione.                                           Paolo Marchettini


Figghia mia riposa un poco (Sicilia, Italia)* (2025) per voce, clarinetto, viola, violoncello, arpa, percussioniLe ninne nanne sono un canto arcaico rituale per addormentare i bambini, la cui origine si perde nella notte dei tempi. In tutte le lingue del mondo la loro efficacia si basa su delle caratteristiche ben precise: la reiterazione ritmico melodica ed il movimento del cullare, il che lo rende un "canto universale". Durante la mia ricerca in questo immenso repertorio di tradizione, ho incontrato questa Ninna nanna siciliana "Figghia mia riposa un pocu", che mi ha colpito, perché l’unica che ho trovato dedicata ad una figlia femmina e non ad un figlio maschio.
La Commissione europea ha creato il progetto Lullabies of Europe per raccogliere tutte le ninna nanne nelle diverse lingue della Comunità per preservarne il patrimonio culturale.

                                                                                                                                     Carla Magnan

Varchi (2025) per voce, flauto, clarinetto in Sib, arpa, viola, violoncello, percussioni (2 performers).
È un lavoro di costruzione dell’ascolto attraverso continue e lente trasformazioni della materia sonora.
A mo’ di parti di un coro immaginario, strumentisti e voce danno vita a un contrappunto giocato su gesti che subiscono continui passaggi di stato. Precari al pari dello scorrere del tempo, i gesti si susseguono come immagini confuse di sogni, a cui Shakespeare riconduce poeticamente la natura umana, nel quarto atto de La Tempesta con la sentenza di Prospero «We are such stuff as dreams are made on», liberamente utilizzata nel brano – oltre che in inglese – nelle traduzioni italiana, francese e tedesca.  
Varchi è dunque un omaggio a quella dimensione liminare tra il certo e l’incerto, il reale e l’irreale, la realtà e il desiderio: un tributo a quei varchi che ogni giorno ci permettono di attraversare e vivere le varie dimensioni dell’umano.                                                                                                

                                                                                                                                 Rosalba Quindici

in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo - Il Mattatoio Roma

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informazioni

10/12/2025 - ore 21.00
Mattatoio  di Roma La Pelanda
piazza Orazio Giustiniani 4