La storica formazione svedese, attiva sin dal 1984 nella scena musicale contemporanea, presenta un programma di composizioni per ensemble ed elettronica scritte negli ultimi due anni. Screening sounds: re-imaging speech esplora il rapporto tra suono, parola, strumenti ed elaborazione elettronica, in un percorso che attraversa diverse forme di ricerca sul linguaggio musicale.
| Gabriele Ariolfo |
Non passa giorno (2026) per ensemble e voce registrata |
| (1993) |
da una poesia di Matteo Rusconi, letta e registrata da Massimo Scola |
| |
|
| Francesco Schweizer |
Dissipatio H. G. (2026) per corno inglese, clarinetto basso, |
| (1965) |
fagotto, corno, arpa, viola, violoncello e contrabbasso |
| |
|
| Nicola Straffelini |
Dulcinea, Dulcinea (2026) per ensemble ed elettronica |
| (1965) |
testo di Carlo Cenini |
| |
|
| Ida Lundén |
Voice-figures (2026) |
| (1971) |
per ensemble |
| |
|
| Daria Scia |
Miserere (2025) |
| (1986) |
per ensemble ed elettronica |
| |
|
Chrichan Larson
|
Dallas 1972 (2025) |
(1956)
|
per laptopista, 7 strumenti ed elettronica |
KammarensembleN
Malin Klingborg corno inglese
Kristian Möller clarinetto basso
Martin Krafft fagotto
Sören Hermansson corno francese
Ivo Nilsson trombone
Göran Fröst viola
Chrichan Larson violoncello
Valur Pálsson contrabbasso
Laura Stephensson arpa
Niklas Brommare percussioni
Fabio Cifariello Ciardi regia del suono
Sergej Bolkhovets direttore

Come fulcro della composizione ho scelto Non passa giorno di Matteo Rusconi, breve e potente poesia che affronta la drammatica realtà delle morti sul lavoro in Italia. Prendendo le mosse dal montaggio di diverse registrazioni vocali della poesia di Rusconi, tento di esplorare il nesso tra la prosodia del parlato e la sua traduzione in gesti strumentali. Questi ultimi si evolvono e si combinano secondo i procedimenti propri del linguaggio musicale, amplificando l'impatto emotivo e drammaturgico del testo. La musica mantiene quindi un forte legame con l'eloquio originale e si intreccia con le voci registrate, cercando di creare un impianto sonoro che sia, al contempo, indagine formale e strumento di denuncia sociale.
Gabriele Ariolfo
Dissipatio H.G. esplora il paradosso di tradurre il linguaggio parlato in musica, ispirandosi nel titolo al romanzo di Guido Morselli sulla scomparsa del genere umano. Il brano mette in scena un netto contrasto sonoro e concettuale: da un lato, il trio dei legni e il trio degli archi rappresentano il "rumore di fondo" insignificante della folla che chiacchiera; dall'altro, il duo formato da corno e arpa incarna la via di fuga verso la bellezza e l'armonia musicale. Strutturata in undici sezioni, la composizione decostruisce e ricombina i materiali di due opere di riferimento: Different Trains di Steve Reich, da cui derivano 55 frammenti affidati a legni e archi, e Il poeta parla di Robert Schumann, la cui melodia rielaborata è assegnata a corno e arpa. Per ricreare un effetto sussurrato e quasi parlato, i legni usano tecniche non convenzionali con suono e aria, e con il rumore delle chiavi, mentre gli archi suonano col legno. Nel finale, il brusio si contrappone per timbro, tempo e velocità con la melodia di corno e arpa. La musica scorre indifferente al disturbo circostante finché ogni suono, così come il chiacchiericcio umano, svanisce definitivamente nel silenzio.
Francesco Schweizer
It is well known that sound is created through vibrations. Through this knowledge, humans have been able to save sound since the 1850s, but have also found different ways to visualize sound. In 1885, Margaret Watts Hughes began experimenting with glass discs, colored paste and her instrument Eidophone. By singing notes into the Eidophone, different patterns were formed depending on frequency, which she called “voice-figures”.
Vibrations, patterns and word rhythm is what has interested me in my composition Voice Figures. I have investigated different ways to make the instruments create vibrations and patterns through different playing methods, but I have also worked with membranes, laser pens, mirrors and tuning forks, to find ways to visualize sound, and to translate text to sound and image.
Voice Figures was composed within the project ”Screening sounds: re-imaging speech” for Swedish ensemble KammarensembleN.
Ida Lundén
Il mio brano Dallas 1972 è scritto per laptopist e un ensemble di sette strumenti composto da clarinetto basso, fagotto, vibrafono, arpa, viola, violoncello e contrabbasso. Nei tre movimenti, eseguiti senza soluzione di continuità, viene presentato un testo dello psichiatra americano John Fryer. L’esecuzione si sofferma sulla dimensione sonora del testo, frammentandolo essenzialmente attraverso l’uso di una o due sillabe, per poi articolare, in alcuni momenti, vere e proprie frasi di senso compiuto. Il testo di Fryer fu presentato al pubblico durante il 125° incontro annuale dell’American Psychiatric Association (APA), tenutosi a Dallas nel 1972. Fryer era stato invitato da un amico a intervenire a favore della rimozione dell’omosessualità dalla classificazione del DSM come disturbo mentale. Lo fece sotto mentite spoglie, con la voce alterata. Nel brano, le parole sono formalmente integrate in una trama musicale basata su algoritmi.
Chrichan Larson

in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio - Città delle Arti
Condividi