Lettura di poesie sulla pace, con gli studenti e le studentesse dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, con la supervisione del docente Andrea Giuliano

Al centro del concerto è il tema della pace, evocato a partire dal Quatuor pour la fin du temps, composto da Olivier Messiaen tra la fine del 1940 e l’inizio del 1941 durante la prigionia nel campo di Görlitz. Pensato per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte, gli strumenti dei quattro musicisti riuniti nel campo, il quartetto nasce in uno dei momenti più drammatici della storia, ma si rivolge a dimensione di trascendenza. Il riferimento alla fine del tempo, ispirato all’Apocalisse di Giovanni, non allude soltanto alla catastrofe, ma anche al superamento del tempo terreno e all’accesso a una dimensione spirituale ed eterna. La concezione musicale di Messiaen si allontana così dalla percezione convenzionale del tempo: le dilatazioni, le sospensioni, le ripetizioni e le strutture ritmiche non simmetriche contribuiscono a costruire un ascolto in cui la successione degli eventi sembra cedere il passo a una dimensione contemplativa.
L’esecuzione di quattro degli otto episodi che compongono l’opera sarà intervallata da tre nuove composizioni, commissionate da Nuova Consonanza ad altrettanti compositori, chiamati a confrontarsi con l’eredità del capolavoro di Messiaen e a riflettere sui temi della pace e della comune appartenenza al genere umano.
| Olivier Messiaen |
Quatuor pour la fin du temps (1940-41) |
| (1908-1992) |
per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte |
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1. Liturgie de cristal |
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| Maximiliano Amici |
Rimembranza* (2026) |
| (1980) |
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| Olivier Messiaen |
Quatuor pour la fin du temps |
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3. Abîme des oiseaux |
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| Federico Di Santo |
Quatuor pour un génocide. Ricordare perché (non) si ripeta* (2026) |
| (1984) |
per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte |
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1. Prelude for the Dead 2. Friedenslilien (gigli della pace) 3. Gεnøcidə 4. Anqāḍ (Rovine) |
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| Olivier Messiaen |
Quatuor pour la fin du temps |
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5. Louange à l’éternité de Jésus |
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| Mehdi Khayami |
La vita non è un tranello* (2026) |
| (1980) |
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| Olivier Messiaen |
Quatuor pour la fin du temps (1940-41) |
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8. Louange à l’immortalité de Jésus |
Roma Sinfonietta
Antonello Maio pianoforte, Luca Cipriano clarinetto, Alessandro Marini violino, Francesco Marini violoncello
*prima esecuzione assoluta

Rimembranza
Mentre credo che l’arte non abbia necessariamente il compito di risolvere le crisi del proprio tempo, il Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen, scritto ormai quasi un secolo fa, offre a mio avviso una straordinaria testimonianza di coraggio e di rifiuto della rinuncia all’umanità di fronte agli orrori della guerra.
La guerra smembra le comunità e annichilisce l’umanità, riducendola alla mera sopravvivenza. L’arte, invece, ha la capacità di ricordarci – di rimembrare – la giocosità, la meraviglia e tutte quelle qualità attraverso le quali ci riconosciamo umani. Allo stesso tempo, però, la memoria modifica progressivamente ciò che conserva: l’impronta iniziale viene alterata dalle emozioni e dalle esperienze che accompagnano l’atto del ricordare, fino a disgregare e trasformare l’originale, rendendolo a volte irriconoscibile.
Questo pezzo nasce come una riflessione sulla memoria. Un breve inciso, suonato dal pianoforte solo, ritorna più volte nel corso del brano, ogni volta espandendosi, fino a essere completamente trasceso. Parallelamente, la lunga sezione che conduce al ritorno dell’inciso iniziale viene progressivamente compressa, fino a quando le durate delle due sezioni — pochi secondi per l’inciso e circa quaranta secondi per la sezione che lo precede — risultano completamente invertite.
Se il pianoforte potesse parlare, alla fine del pezzo direbbe: «Ricorda!»
La composizione è stata scritta anche come omaggio alla testimonianza del Quatuor pour la fin du temps, al quale si riallaccia esplicitamente. Rimembranza è ispirato al Quatuor nel gusto armonico, nei gesti melodici e nella costruzione rigidamente (a)simmetrica.
Maximiliano Amici
Quatuor pour un génocide. Ricordare perché non si ripeta
Evocando il titolo e la formazione del quartetto di Messiaen (così come la nostra epoca sembra evocarne sempre di più il sinistro contesto storico), il pezzo si propone come una forma di musica impegnata, prendendo chiaramente posizione contro orrori del nostro tempo ai quali, ingenuamente, speravamo di non dover assistere mai più. Le quattro brevi sezioni, designate attraverso un plurilinguismo non esterofilo ma antinazionalista, spaziano schizofrenicamente dall’iperespressività eccessiva – e per ciò stesso straniante – del compianto per le vittime in apertura (Prelude for the Dead) alla varietà giocosa e ignara della vita in tempo di pace (Friedenslilien), fino agli eccessi saturés dell’orrore innominabile (e censurato: Gεnøcidə) e infine al panorama desolato – fisicamente e umanamente – di Rovine (أنقاض: Anqāḍ).
Federico Di Santo

In collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo, Fondazione Mattatoio – Città delle Arti
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