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Concerto
12/12/2025
21:00
Mattatoio La Pelanda

Karst

Descrizione

Nato all’interno del Festival RESIS di La Coruña, Karst è un progetto articolato che unisce musica, danza e architettura. Suono e movimento prendono forma in uno spazio frammentato, definito da disegni di luce, dove coesistono diversi materiali che a loro volta interagiscono con i corpi dei performer.
In questo scenario denso e suggestivo si assiste all’esplorazione dell’intreccio timbrico di dodici voci e quattro percussionisti, i quali si rapportano con l’esecuzione di due opere concepite per questo organico e presentate per la prima volta in Italia: Consolation I di Helmut Lachenmann e Karst del giovane compositore galiziano Hugo Gómez-Chao Porta. Il concerto vuole essere anche un omaggio a Lachenmann in occasione del suo novantesimo compleanno.

Helmut Lachenmann (1935) Consolation I** (1967)
  per 12 voci e 4 percussionisti testi di Ernst Tolle
   
Hugo Gómez-Chao Porta (1995) Karst** (2024-2025)
  per 12 voci e 4 percussionisti
  testi tratti dal Libro dei Morti dell’Antico Egitto e da
  Leonardo da Vinci, Ángel Valente e Richard Wagner
  opera commissionata dalla Ernst von Siemens Musikstiftung

** prima esecuzione italiana


Arxis Percussion Group
Joao Miguel Braga, Carlota Cáceres, Yu Ling Chiu, David Collazo percussioni

Evo Ensemble
Teresa Varelli, Felicita Brusoni, Mariana Beatriz Colombo, Melissa Aissatou Sylla, Vittoria De Vincentiis, Virginia Guidi, Jose Gabriel Falla Obando, Edoardo De Vincentiis, Ervin Dos Santos, Emanuele Gizzi, Michele Pellicani, Victor Andrini
Armando Merino direttore

Raquel Buj scenografia e design
Luz Arcas danza, coreografia e direzione scenica
Jorge Colomer light design
Victoria Aime allestimento

 

Consolation I
Il brano appartiene al primo periodo di ricerca di Helmut Lachenmann, nel quale il compositore inizia a sviluppare la propria idea di quella che egli stesso avrebbe definito musique concrète instrumentale”.
Il suo approccio è intimamente legato a un’approfondita ricerca timbrica, condotta mediante la sperimentazione di tecniche esecutive non convenzionali.
Il titolo del brano, composto nel 1967, prende spunto da quella forma di consolazione che subentra di fronte all’impotenza e all’angoscia esistenziale, una condizione espressa dal dramma del 1920 da cui è tratto il testo, Masse Mensch di Ernst Toller. In questo brano, Lachenmann lavora sulla scomposizione del linguaggio: il testo di Toller, ambientato nel primo dopoguerra tedesco, viene progressivamente dissolto in suoni, frammenti fonetici e gesti vocali, fino a diventare quasi irriconoscibile. L’intelligibilità della parola è sacrificata in favore di una nuova forma di espressività sonora, in cui respiro, rumore e articolazione fonetica diventano materiale musicale.

Karst
KARST è una creazione congiunta dell’architetta e artista Raquel Buj e del compositore Hugo Gómez-Chao, sviluppata in collaborazione con Luz Arcas e Victoria Aime. L’opera si presenta come un ibrido tra paesaggio, scultura abitabile, spazio sonoro e vestito, dove i limiti tra materia e musica si sfumano in un territorio in costante metamorfosi.
L’opera riflette sulla percezione del corpo, svincolata dalle etichette e dalle discipline che ne hanno storicamente imposto la normalizzazione. Il testo Materia vibrante di Jane Bennett funge da ispirazione e guida per esplorare nuove modalità di comprensione del nostro corpo e di quello degli altri, favorendo la convivenza e la riformulazione, attraverso la pratica artistica, della nostra idea di società.
Il brano, per dodici voci e quattro percussionisti, si concentra sulla scomposizione fonetica di frammenti testuali che spaziano dal De Rerum Natura di Lucrezio agli scritti di Leonardo da Vinci sulla natura, fino a brani di Ángel Valente e Jacques Lacan. Articolato in cinque movimenti, le voci emergono dal suono delle percussioni e si trasformano continuamente, mentre parole e testi cantati appaiono e scompaiono gradualmente. Gli strumenti imitano le voci, creando un discorso fatto di graffi, colpi e sussurri, come se cercassero di parlare e di estrarre parole dalle pelli.
L’opera si sviluppa come un grande flusso armonico, che emerge dall’oscurità e filtra verso la luce. Verso la fine, i percussionisti suonano quindici barre di ferro, bronzo e ottone, fondendosi con le voci e trasformando l’oscurità precedente in una luce brillante, rumorosa e abbagliante.
Parallelamente, Raquel Buj propone un esperimento con biomateriali creati da sostanze naturali come carbonato di calcio, gelatine, rocce, gusci, resine, bicarbonato, sali minerali e agar, sottoposti a processi di cottura, colata, cristallizzazione e mescolanza. Questi materiali si intrecciano con miceli e batteri, dando vita a diverse texture, forme e volumi.
Il risultato è un’opera scultorea e architettonica, un vuoto nello spazio che si frammenta in elementi aderenti alla pelle, fondendosi con i corpi e generando nuove superfici in un contatto intimo con lo spettatore, trasformando l’opera in una architettura vivente.

Il progetto KARST è frutto delle Residencias Artísticas do Gaiás, nelle quali la Cidade da Cultura de Santiago de Compostela ha partecipato accogliendo gli artisti durante il processo creativo.

un progetto del Festival RESIS de A Coruña
con il supporto di INAEM – Instituto Nacional de las Artes Escénicas y de la Música, Embajada de España en Italia, Instituto Cervantes di Roma
in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo - Il Mattatoio Roma

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informazioni

12/12/2025 - ore 21.00
Mattatoio di Roma La Pelanda
piazza Orazio Giustiniani 4

COME ARRIVARE
Metro B Piramide
Autobus 280, 23, 30, 3, 170, 718, 719, 775
area di parcheggio per i mezzi privati