A conclusione della giornata di studi dedicata al rapporto tra musica e architettura, Nuova Consonanza propone l’ascolto di due importanti lavori di Iannis Xenakis e Pierre Boulez, in cui la dimensione dello spazio risulta determinante per la scrittura. Il concerto si articola in due parti: nella prima, il percussionista Gianluca Saveri presenta un progetto ispirato all’opera di Iannis Xenakis e al lavoro di Marta Lombardo, interpretando Rebonds B di Xenakis e due nuove composizioni di Riccardo Panfili e Pasquale Corrado. Nella seconda parte, il clarinettista Sauro Berti esegue Dialogue de l’ombre double di Boulez, una composizione che mette in gioco la complessa relazione tra suono acustico, elettronica e la loro dislocazione nello spazio.
| Riccardo Panfili (1979) |
L’Angelo Necessario*(2025) |
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per vibrafono e campane |
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dedicato a Gianluca Saveri |
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| Pasquale Corrado (1979) |
Girasoli*(2025)per percussione ed elettronica |
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dedicato a Gianluca Saveri |
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| Iannis Xenakis (1922-2001) |
Rebonds B (1987-89) per percussioni |
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| Pierre Boulez (1925-2016) |
Dialogue de l’ombre double (1985) |
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per clarinetto, clarinetto preregistrato e dispositivo elettroacustico |
Sauro Berti clarinetto
Gianluca Saveri percussioni
*prima esecuzione assoluta
Sempre e solo cose belle
progetto a cura di Gianluca Saveri
dedicato a Marta Lombardo
L’idea del progetto Gianluca Saveri prende forma nel 2022 dall’intuizione di Marta Lombardo, che ha concepito un percorso dedicato al rapporto tra musica e architettura, presentato presso la Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca (Taranto) in occasione del centenario della nascita di Iannis Xenakis. Attraverso gli strumenti a percussione, e richiamandosi al principio pitagorico secondo cui “tutto è numero”, il compositore ha saputo tradurre sentimenti, riflessioni, ricordi e slanci creativi che nutrono in profondità la sua produzione musicale e il suo pensiero architettonico. Ispirandosi alle parole di Xenakis – «... sembra necessario un nuovo tipo di musicista, l’artista-creatore di nuove forme astratte e libere che tenda a complicazioni e poi a generalizzazioni su più livelli dell'organizzazione sonora...» – Gianluca Saveri ha ideato un progetto artistico per strumenti a percussione ed elettronica in forma solistica. Nel segno della creatività, ha invitato compositori di chiara fama a scrivere nuovi lavori per questa formazione, dando vita a una musica ispirata all’elevazione spirituale, artistica e umana di Marta Lombardo, al cui fianco ha condiviso oltre vent’anni di vita. Tale progetto, come spiegato dal musicista, «andrà così ad arricchire la letteratura musicale contemporanea italiana con nuove opere, testimonianze di un presente non ancora del tutto ammutolito dalla nuova barbarie che sembra avanzare nel mondo».
La scelta dei compositori e dell’interprete «pone le percussioni come elemento primigenio: cuore pulsante, ritmo della vita e dell’universo. L’elettronica, invece, rappresenta il futuro artistico e tecnologico. Un binomio che, nella loro intima corrispondenza, esprime con efficacia le risonanze e le introspezioni dell’uomo contemporaneo e di quello a venire. Il progetto si propone di esaltare la dimensione del sentimento, di riscoprire la condivisione emotiva tra uomo e natura e di amplificare l’ascolto delle energie universali che appartengono a ogni essere vivente».
Gianluca Saveri
Riccardo Panfili, L’angelo necessario
Quando l’Angelo ci sfiora una spalla, ci ritroviamo a pensare come le perdite – quelle grandi, quelle abissali – difficilmente generino la perdizione; come siano le perdite piccole – quelle becere, stupide, materiali, legate al Potere, alla discarica dell’Io – a generare i mostri, il disorientamento, la tragedia, la violenza: in una parola la perdizione.
Le perdite abissali non sono mai in perdita; sono invece per-dono, una sottrazione che genera un’eccedenza, ossia un dono; non sono un addio, un’assenza, ma un cambiamento di ordine spirituale della presenza. Un altro tipo di presenza, che illumina di luce riflessa il nostro presente.
Solo quando tutto è possibile, l’Angelo è necessario.
Riccardo Panfili
L’angelo necessario di Wallace Stevens
Io sono l’Angelo della realtà,
intravisto un istante sulla soglia.
Non ho ala di cenere, né di oro stinto,
né tepore d’aureola mi riscalda.
Non mi seguono stelle in corteo,
in me racchiudo l’essere e il conoscere.
Sono uno come voi, e ciò che sono e so
per me come per voi è la stessa cosa.
Eppure, io sono l’Angelo necessario della terra,
poiché chi vede me vede di nuovo
la terra, libera dai ceppi della mente, dura,
caparbia, e chi ascolta me ne ascolta il canto
monotono levarsi in liquide lentezze e affiorare
in sillabe d’acqua; come un significato
che si cerchi per ripetizioni, approssimando.
O forse io sono soltanto una figura a metà,
intravista un istante, un’invenzione della mente,
un’apparizione tanto lieve all’apparenza
che basta ch’io volga le spalle,
ed eccomi presto, troppo presto, scomparso?
Pasquale Corrado, Girasoli
Questo brano è dedicato a Gianluca Saveri e rappresenta un'esplorazione profonda e un dialogo intimo tra la memoria e la presenza. Non si tratta di una semplice composizione, ma di un atto di comunicazione mistico che mira a onorare la persistenza dell'amore e del ricordo. Attraverso l'interpretazione, l'opera prende vita e diventa una narrazione sonora, intrisa di una profonda riflessione sulle sfumature emotive di un ricordo che si fa eco vivente.La performance si concentra sull'interazione tra l'esecutore e il Waterphone, uno strumento che trascende il suo ruolo convenzionale per diventare un vero e proprio personaggio. I suoi suoni eterei e acquatici evocano una presenza non più fisica, ma che continua a esistere e a interagire. Il brano segue una progressione sonora in cui il Waterphone suggerisce inizialmente un frammento di memoria. L'elettronica si attiva gradualmente, trasformando il suono dello strumento in una voce spettrale che risponde alle percussioni del solista. Questo dialogo, fatto di gesti e sonorità, crea un'esperienza unica e toccante, in cui il virtuosismo dell'esecutore non è solo un atto tecnico, ma un'evocazione di una profonda interazione umana.
Pasquale Corrado
Iannis Xenakis – Rebonds b
Rebonds, composto tra il 1987 e il 1989, per un solo percussionista, è concepito in due sessioni A e B che possono essere eseguite seguendo l’ordine AB, BA, solo A, solo B.
Il brano si basa sul concetto della dottrina pitagorica dove Tutto è Numero, sulla proporzione dell’armonia numerica, secondo cui i numeri e le loro relazioni (i rapporti) sono il fondamento della natura e dell’ordine dell’universo. Tali proporzioni matematiche possono essere percepite come musica e bellezza.
Xenakis in Rebonds b utilizza il concetto della Sezione Aurea, sviluppando – nella session B – 87 battute da 4/4, contenenti un numero equivalente a 1392 semicrome. Il sistema musicale adottato prevede due linee melodiche gestite dalla mano destra e dalla mano sinistra. Durante l’esecuzione apparentemente le linee diventano una sola, cioè la melodia a cinque note si incastra con le semicrome ripetute sul bongo acuto. Si tratta di due tessiture separate che si uniscono. Questo è il tratto distintivo che caratterizza tutto il movimento, insieme all’energia fisica richiesta per l’esecuzione.
Gianluca Saveri
Pierre Boulez, Dialogue de l’ombre double
La performance di Sauro Berti si pone in linea di continuità con il tema della tavola rotonda, esplorando le potenzialità del suono in relazione alla sua elaborazione elettronica e alla sua disposizione nello spazio. Dialogue de l’ombre double di Pierre Boulez, infatti, è caratterizzato da una ricercata organizzazione spaziale del suono, che interagisce attivamente con la struttura formale del brano e con l’articolazione – già di per sé piuttosto complessa – di suoni acustici e registrati.
Il brano nasce come un omaggio a Luciano Berio, in occasione del suo 60° compleanno. Come suggerito dal titolo, rappresenta un dialogo tra identità multiple: il clarinettista in scena (Clarinette/premiere) e la sua “ombra” registrata (Clarinette/double). Il lavoro si articola in una serie di sezioni, denominate Strophe e Transitoire e delimitate da una Sigle initial e da una Sigle final, la cui alternanza corrisponde a quella tra esecuzione dal vivo e quella registrata. Un aspetto molto importante del brano consiste nella diffusione del suono: Boulez immagina il clarinetto non come unica sorgente sonora, ma come entità che si rifrange e si moltiplica nello spazio. I suoni vengono diffusi attraverso diversi altoparlanti collocati intorno al pubblico: la spazializzazione sottolinea la differenza tra le sezioni creando un percorso di ascolto immersivo.

in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo - Il Mattatoio Roma, Fondazione Sant'Eusebio
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