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Concerto
17/12/2022
21:00
Roma, Mattatoio La Pelanda

Echi dell’inudibile

Descrizione

Anemone Actiniaria   anemone-d77ab88d, performance audio-video
   
Germán Toro-Perez (1964)   Rulfo/ecos I** (2006) per violoncello ed elettronica
   
Davide Gagliardi (1988)  Traces of the indivisible** (2019)
  per violino, violoncello ed elettronica
   
Daniela Fantechi (1984)   Prossimo** (2017) per violino ed elettronica
   
Davide Gagliardi  Incontro** (2019) per violoncello ed elettronica
   
Maurizio Azzan (1987) Diptych #1 (2017-21), per violino ed elettronica 
  Each mirror infects itself*
  with the abyss of its own dream**

                           

SCHALLFELD Ensemble  
Lorenzo Derinni violino, Davide Gagliardi elettronica dal vivo, rullante, Myriam Garcia Fidalgo violoncello

Anemone Actiniaria
Hanns Holger Rutz, David Pirrò elettronica e video

*prima esecuzione assoluta
**prima esecuzione italiana

 

Il concerto vede la partecipazione dello Schallfeld Ensemble, formazione cosmopolita con base austriaca, e di Anemone Actiniaria, duo di improvvisazione algoritmica basata sullo sviluppo di software con finalità performativa. Nel presentare un dialogo tra gli strumenti e l’elettronica, il programma presenta alcune tra le voci più sperimentali della scena compositiva, avvalendosi di performance improvvisative al computer con interfacce informatiche innovative.

 

Anemone Actiniaria - anemone-d77ab88d
performance audio-video

Insieme alla progettualità performativa, il duo Anemone Actiniaria svolge ricerca artistica che mira a una nuova comprensione del concetto apparentemente ben noto di “algoritmo”, mettendo in discussione la netta distinzione tra “comando” umano e “obbedienza” della macchina. L’attività consiste nello sviluppo di sistemi software di tipo open source (chiamati rispettivamente Wolkenpumpe and henri) che si monitorano e si sovrascrivono a vicenda, durante la performance, basati su meccanismi di feedback e sulla generazione di modelli parametrici mediante tecniche di “apprendimento automatico” (machine learning).
Il nome Wolkenpumpe è preso da un componimento poetico del dadaista Hans / Jean Arp, del 1920: una macchina per produrre nuvole, che impiega come interfaccia delle strutture visive simil-organiche, simili ad amebe. Essenzialmente si tratta di una specie di sintetizzatore modulare, ma con un concetto fluido delle varie funzioni di “generazione”, “filtraggio” e “output”. Il repertorio dei componenti modulari è stato sviluppato nel corso degli anni. I componenti possono essere interconnessi durante la performance e sono soggetti a un certo numero di parametri decisi dal performer oppure da altri componenti modulari. Benché non si tratti di un sistema di live coding in senso stretto, i vari elementi processuali possono essere modificati prima e durante la performance.
A sua volta henri è un linguaggio di programmazione vòlto alla sintesi del suono, il cui nome evoca quello del matematico, fisico e filosofo francese Henri Poincaré. Al centro vi è la formulazione di un comportamento dinamico: le istruzioni del linguaggio in effetti assomigliano molto a equazioni differenziali, cioè ad espressioni matematiche che descrivono il cambiamento e l’evoluzione di qualcosa. Invece di raggiungere però uno scopo specifico, noto a priori, un programma scritto in henri è un processo che genera forme temporali in evoluzione senza fine predeterminato. Le forme generate vengono tradotte in suono e, mentre evolvono, possono essere orientate in questa o quella direzione inviando loro degli impulsi o agendo sui loro parametri. Si tratta di processi aperti verso l’esterno della macchina che li esegue, che permettono cioè l’interazione o meglio l’accoppiamento strutturale con umani o con altri processi computazionali, diventando parte di aggregati più complessi e caotici.
I sistemi usati nelle performance di Anemone Actiniaria fanno uso di ambienti multicanali e comprendono anche un layer visivo algoritmico. Dalla loro interazione prende forma un comportamento dinamico più complessivo, dove i confini tra i due sistemi separati finiscono per confondersi.

 

Davide Gagliardi - Traces of the Indivisible
per violino, violoncello ed elettronica, 2019
(prima esecuzione italiana)
Ovvero “tracce di indivisibilità”. L’essere Indivisibile non esprime necessariamente una condizione che limita l’indipendenza dell’Io, ma uno stato superiore di libertà, dove i legami e la dipendenza reciproca giocano un ruolo costruttivo in una rete inestricabile di relazioni. Il brano lega gli interpreti ad un sistema di interdipendenze acustico e digitale dove l’azione sonora contemporaneamente influenza e guida il procedere di un’esperienza che non prevede uno sviluppo temporale lineare prevedibile: ogni elemento diventa traccia da seguire attraverso l’ascolto, e l’ascolto riempie il foglio bianco di una partitura che esiste nell’istante.

 

Davide Gagliardi - Incontro
per violoncello ed elettronica, 2019
(prima esecuzione italiana)
Incontro lavora sulla relazione tra un oggetto fisico, il violoncello, e un sistema virtuale complesso. Esplorando il corpo dello strumento, si prova a dare una dimensione di concretezza anche all’oggetto virtuale. Si sviluppa una drammaturgia nella quale i due diventano interdipendenti e si influenzano a vicenda. L’ascolto reciproco diventa condizione di esistenza. Dedicato to Myriam García Fidalgo.

 

Daniela Fantechi - Prossimo
per violino ed elettronica, 2017
Scritto in collaborazione con Lorenzo Derinni e Davide Gagliardi, durante una residenza artistica in Stiria, tra febbraio e aprile 2017. Primo pezzo del ciclo Sistema di Prossimità, che indaga alcune possibilità di utilizzo dei microfoni a contatto piezoelettrici. Per sua natura questo tipo particolare di amplificazione rende i suoni più vicini, restituendo una peculiare percezione del suono nello spazio. Il violinista utilizza un microfono piezoelettrico per reinterpretare alcuni gesti strumentali, come glissandi e ribattuti, suonando col microfono direttamente sullo strumento. Quest’uso del microfono piezoelettrico, come una sorta di stetoscopio sullo strumento, enfatizza i suoni più piccoli, nonché una certa materialità del suono strumentale: il microfono diventa lo strumento per rendere udibile la prossimità creando un diverso rapporto col materiale e la sua percezione nel processo di ascolto.

 

Germán Toro-Perez - Rulfo / Ecos 1
per violoncello ed elettronica, 2006
(prima esecuzione italiana)
Questo lavoro fa parte di un ciclo di cinque pezzi per strumenti ad arco con elettronica dal vivo, ispirati al lavoro dello scrittore messicano Juan Rulfo (1917-1986). L’opera di Rulfo, che conta un romanzo e diciassette racconti brevi, dipinge il Messico rurale del tempo della rivoluzione messicana, un mondo segnato dalla solitudine e dalla disperazione. Un linguaggio poetico grezzo, disadorno, ma di profonda musicalità – un linguaggio del mito, un linguaggio della memoria.
I cinque pezzi sono stati inizialmente pensati come studi di scrittura melodica. Nel caso di Rulfo / Ecos 1, vi sono sequenze discendenti basate su armonici naturali di ordine molto elevato, catturate dall’elettronica e trasformati in campi armonici lentamente cangianti. Il movimento alternato “su e giù” che caratterizza il romanzo di Rulfo Pedro Páramo vale qui come elemento motivico collegato a un cambiamento di stato, al superamento del confine che si approssima a un punto terminale. Questo punto, insieme prospettico ed evanescente, nello spazio finzionale di Rulfo equivale sempre alla morte.


Maurizio Azzan - Diptych #1 (Each mirror infects itself, with the abyss of its own dream)
per violino ed elettronica, 2017 e 2021
(prima esecuzione assoluta)
Diptych #1 è stato scritto per Lorenzo Derinni e Davide Gagliardi ed è a loro dedicato. I due lavori che compongono questo dittico modulare, ispirato alla poesia di Christian Bök, sono a loro volta parte di un ciclo più vasto ancora in progress (intitolato Fractals are haphazard maps). È possibile eseguire come pezzo staccato il primo dei due brani, suonarli entrambi lasciando fra loro soltanto una decina di secondi oppure inframezzarli con altri lavori all’interno di uno stesso concerto; l’ordine di esecuzione dovrà invece essere rispettato.
Each mirror infects itself (2017). Col loro implacabile proliferare ad ogni scala di grandezza, ogni unità uguale all’altra, i frattali ci attraggono e ci inquietano allo stesso tempo. Forse sarà la vertigine che ogni doppio da sempre trasmette, ma la fredda precisione della replica reiterata senza sosta ha qualcosa di mostruoso e disumano di cui solo l’età contemporanea ha saputo prendere coscienza. Sperso fra due opposti baratri che lo rifrangono all’infinito, un oggetto fra due specchi ha del frattale la stessa inquietudine ipnotica. Nel gioco di rifrazioni infatti si perde poco a poco coscienza di cosa sia di qua e di là dallo specchio, di cosa sia reale e cosa no, fino al punto di perdere totalmente la percezione dell’individualità all’interno della massa di repliche. È proprio dal suono prodotto da questa totalità che prende avvio questo lavoro, un lavoro la cui forma è stata pensata come percorso di contaminazione, erosione, implosione e infine di fuga per ritrovare il centro fra due specchi immaginari.
with the abyss of its own dream (2021). Una sorta di negativo del suo predecessore per lo stesso organico. Pur mantenendo l’idea di un oggetto collocato fra due specchi e alcuni materiali comuni, questa seconda parte del dittico cambia la prospettiva di indagine dando un senso e un contesto completamente diversi a ciò che si è ascoltato nell’altro lavoro. Se prima prevaleva l’idea di smarrimento all’interno di un percorso tutto sommato lineare, ora ci troviamo invece ad essere parte di uno spazio mentale sospeso, fuori dal tempo della narrazione. L’evoluzione lascia spazio a una contemplazione che poco a poco rivela le profondità di cui è capace la rifrazione infinita di uno specchio che si riflette in un altro: la forma si fa osservazione dinamica di una staticità che si perde in se stessa.

 

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Informazioni

Roma
Mattatoio La Pelanda
piazza Orazio Giustiniani 4

ore 21

Biglietti
intero 12 €
ridotto 8 € ( studenti, over 65, Bibliocard, Goethe Card, abbonati Accademia Santa Cecilia, abbonati Palaexpo)