| Bohuslav Martinů (1890-1959) |
Sonata (1945) per flauto e pianoforte, H. 306 |
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I) Allegro moderato II) Adagio III) Allegro poco moderato |
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| Olivier Messiaen (1908-1992) |
Le merle noir(1952) |
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I) Introduction II) Strophe III) Antistrophe IV) Strophe V) Antistrophe VI) Epode VII) Coda |
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| Diego Santamaria (1993) |
Nel labirinto*(2025) |
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| Sergej Prokof’ev (1891-1953) |
Sonata in re maggiore (1943) per flauto e pianoforte, op. 94 |
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I) Moderato II) Scherzo III) Andante IV) Allegro con brio |
*prima esecuzione assoluta
Angelo Mordente flauto
Jacopo Petrucci pianoforte
Il programma riunisce tre lavori cameristici del Novecento, tutti composti a ridosso della Seconda guerra mondiale e ciascuno testimone di un linguaggio musicale peculiare.
Composta da Bohuslav Martinů durante il soggiorno statunitense, la Sonata H. 306 costituisce un brano di riferimento del repertorio flautistico del Novecento. La ricchezza di sfumature e la combinazione di tecniche, in bilico tra lirismo espressivo e complessità ritmica, mettono alla prova l’abilità dell’interprete.
In Le merle noir di Olivier Messiaen, il canto del merlo nero è trasfigurato in un raffinato intreccio di flauto e pianoforte, anticipando l’interesse ornitologico che avrebbe caratterizzato la produzione successiva del compositore. Il brano, pervaso da un elegante virtuosismo, nasce come pezzo di concorso per il Conservatorio.
Per la ricchezza e complessità tecnica richieste al solista, anche la Sonata op. 94 di Sergej Prokof’ev (1943) costituisce un brano di riferimento della letteratura flautistica. Il suo impianto formale richiama il modello classico in quattro movimenti, mentre la scrittura è alimentata da melodie cantabili e passaggi di brillante virtuosismo.
Questo focus nella scrittura di metà Novecento per flauto e pianoforte è completato dalla nuova commissione affidata a Diego Santamaria, Nel labirinto: «Su un ritmo di danza sempre uguale si dipana e si riavvolge un filo. Le linee disegnate dal flauto e dal pianoforte si inseguono e si intrecciano perdendosi nei diversi sentieri di un labirinto musicale. Nelle sue profondità il labirinto protegge sempre un centro, specchio di un mondo ctonio nel cui buio mistero occorre affondare per apprendere la via del ritorno. La forma del brano segue questo percorso di ricerca del centro e di riemersione alla luce, procedendo in uno smarrimento che si avvita su sé stesso e che è sospeso tra ripetizione e scoperta, in cui non si ha mai la certezza di non aver già percorso lo stesso tratto» (Diego Santamaria)

in collaborazione con il Comune di Trevignano Romano e Trevignano Proms
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