Descrizione
| Carl Philipp Emanuel Bach |
Sonata per arpa in sol maggiore, W 139 (1762) |
| (1714-1788) |
I. Adagio un poco, II. Allegro, III. Allegro |
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| Louis Spohr |
Fantasia in do minore, op. 35 (1807) |
| (1784-1859) |
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| Nino Rota |
Sarabanda e Toccata (1945) |
| (1911-1979) |
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| Romeo Cossidente |
limen*(2026) |
| (1998) |
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| Marcel Grandjany |
Children’s Hour Suite, op. 25 (1947) |
| (1891-1975) |
I. Into Mischief, II. Little Angel, III. Giddap Pony, |
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IV. Playing in the Garden, V. Parade, VI. The Sandman |
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| Carlos Salzedo |
Variations sur un thème dans le style ancien, op. 30 (1911) |
| (1885-1961) |
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Diletta Sereno arpa
*prima esecuzione assoluta

Corde nel tempo è un viaggio attraverso epoche e linguaggi musicali differenti, che racconta l’evoluzione dell’arpa e delle sue possibilità espressive, dal classicismo alla ricerca contemporanea. Se la Sonata in Sol maggiore di Carl Philipp Emanuel Bach apre il percorso con la galante eleganza del Settecento, la Fantasia in do minore di Louis Spohr conduce invece l’ascolto nell’Ottocento romantico, dove il virtuosismo si intreccia a una più intensa espressività. È poi nel Novecento che l’arpa si apre a nuove possibilità timbriche e tecniche: nelle Variations sur un thème dans le style ancien, Carlos Salzedo rielabora la tradizione attraverso una scrittura brillante e innovativa; nella Sarabanda e Toccata, Nino Rota accosta forme di ascendenza antica a un linguaggio personale, ricco di suggestioni. La Children’s Hour Suite di Marcel Grandjany esplora invece un universo poetico e immaginifico, fatto di giochi, tenerezza e atmosfere delicate. Un percorso sonoro che approda infine alla contemporaneità con limen di Romeo Cossidente, presentato in prima esecuzione assoluta: una nuova tappa di quel dialogo tra passato e presente che attraversa l’intero programma. Le corde dell’arpa diventano così il filo che unisce epoche diverse, mostrando come ogni linguaggio musicale possa custodire la memoria del passato e, al tempo stesso, aprire nuove strade verso il futuro.
Diletta Sereno
limen La donna è perfezione. Il suo morto Corpo ha il sorriso del compimento, un’illusione di greca necessità Scorre lungo i drappeggi della sua toga, I suoi nudi Piedi sembrano dire: Abbiamo tanto camminato, è finita. Si sono rannicchiati i morti infanti ciascuno Come un bianco serpente a una delle due piccole Tazze del latte, ora vuote. Lei li ha ripiegati Dentro il suo corpo come petali Di una rosa richiusa quando il giardino S’intorpidisce e sanguinano odori Dalle dolci, profonde gole del fiore della notte. Niente di cui rattristarsi ha la luna Che guarda dal suo cappuccio d’osso. A certe cose è ormai abituata. Crepitano, si tendono le sue macchie nere.
Orlo (originale: Edge – 05.02.1963), di Sylvia Plath (1932-1963) (traduzione di Giovanni Giudici)

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Informazioni
15/11/2026 ore 18.00 Ardea, Museo Giacomo Manzù via di Sant'Antonio 1
ingresso libero
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