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Concerto
28/11/2025
17:00
Rieti

Violoncello & elettronica

Descrizione

Paolo Andriotti ci accompagna in un percorso nella storia del violoncello, scegliendo come punto di avvio un vero e proprio monumento musicale, la Suite n. 1 in Sol maggiore di Johann Sebastian Bach.
Il programma si sofferma brevemente sulla forma del capriccio, rappresentato da Giuseppe Clemente dall’Abaco, compositore e violoncellista di origini italiane, e dal bergamasco Alfredo Piatti, considerato un pioniere della tecnica violoncellistica moderna; quindi, passando attraverso la Suite n. 1 di Ernest Bloch, in bilico tra suggestioni barocche e aperture a nuove sonorità, approda ai giorni nostri.
I tre brani di Danilo Santilli, Giorgio Nottoli e Gabriele Boccio moltiplicano le possibilità espressive dello strumento grazie alla presenza dell’elettronica, sia fissa che dal vivo

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Suite per violoncello solo n. 1, 
  BWV 1007 (1720) in Sol maggiore
  1. Prélude, 2. Allemande, 3. Courante, 4. Sarabande, 5. Menuet I, Menuet II, 6. Gigue
   
Giuseppe Clemente dall'Abaco (1710-1805) Capricci per violoncello solo, n.1 e 3
   
Alfredo Piatti (1822-1901) Capriccio n.7 op.25 Maestoso (1865)
   
Ernest Bloch (1880-1959)  Suite n.1 (1956) per violoncello solo
  1. Prélude, 2. Allegro, 3. Canzona, 4. Allegro
   
Danilo Santilli (1964) La casa dei suoni (2012)
  per violoncello, live electronics e tracce sonore spazializzate in quadrifonia
   
Giorgio Nottoli (1945) Specchi risonanti (2013)
  versione* per violoncello e live electronics
   
Gabriele Boccio (1996)      Flow* (2025) per violoncello e live electronics
   


Paolo Andriotti
violoncello
Federico Scalas regia del suono

                                                                                                 *prima esecuzione assoluta

 

La casa dei suoni (2012) per violoncello, live electronics e tracce sonore spazializzate in quadrifonia
In stile improvvisativo per lo strumento solista, è un'esplorazione cameristica che trasforma idealmente una piccola casa aggrappata alle scogliere irlandesi di Galway, in uno specchio acustico del paesaggio sonoro circostante. Ma non solo, la casa filtra, accumula, armonizza gli eventi. Il violoncello solista risuona e dialoga con le trasformazioni sonore della natura.
Il brano è un continuum che comprende quattro macroaree: 1. Sferza di vento, 2. I canti residui, 3. Ostinato resiliente, 4. Respiro d’oceano.


Flow
(2025) per violoncello e live electronics
Flow trae origine da un particolare fenomeno acustico: il Wolf tone, risonanza peculiare di molti violoncelli, prodotta data dall’accoppiamento tra frequenza di vibrazione della corda e frequenza di risonanza del corpo dello strumento, che genera fluttuazioni e battimenti sonori solitamente indesiderati.
Ciò che di consueto viene percepito come un difetto diventa qui il motore creativo dell’opera: il punto in cui il flusso sonoro si incrina e rivela la sua natura instabile e ambigua. Nelle quattro sezioni in cui si articola l’opera, il Wolf tone affiora gradualmente dal violoncello fino a contaminare ed essere infine ereditato dai processi elettronici dal vivo. L’elettronica non solo arricchisce la dimensione polifonica, ma mette in luce le proprietà timbriche e ritmiche proprie di questo fenomeno. Il dispositivo performativo – strumento acustico, mezzi elettroacustici e spazio d’ascolto – in cui e con cui gli esecutori agiscono è dunque permeato dalla costante instabilità del Wolf tone, resa trasparente dall’elaborazione elettronica.
Il titolo allude tanto alla continuità del flusso quanto alla sua precarietà.  La partitura non fissa un’altezza assoluta: la nota del Wolf tone, variabile per ogni violoncello, è determinata dall’interprete all’inizio dell’esecuzione in base al proprio strumento e diventa la variabile centrale dell’intero processo musicale.
Così Flow si ridefinisce a ogni performance, come un organismo vivo che scorre, muta e si rinnova continuamente.


Specchi Risonanti
(2011) versione per violoncello e live electronics
Argomento del lavoro è l’interazione fra lo strumento e lo spazio che lo circonda. Tale spazio normalmente risponde ai suoni emessi dallo strumento con una riverberazione dovuta alla sua struttura architettonica ed ai materiali che la costituiscono. 
In "Specchi risonanti", tale risposta è simulata per mezzo di un dispositivo elettroacustico. Lo strumentista, mediante un’ampia gamma di emissioni, “scopre” le varie sonorità che tale spazio acustico virtuale gli restituisce. La forma della composizione è derivata da questa sorta di esplorazione che si articola in vari episodi caratterizzati da particolari articolazioni ritmiche e specifiche emissioni sonore dello strumento.
Il lavoro è stato scritto per viola nel 2011 con dedica al violista Luca Sanzò, che lo ha eseguito molte volte. La versione per violoncello realizzata nel 2013 è in prima esecuzione assoluta.

Note ai brani a cura di Giorgio Nottoli

In collaborazione con il Comune di Rieti e Sabina Elettroacustica

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informazioni

28 /11/ 2025 - ore 17.00
Rieti, Biblioteca Paroniana
Via S. Pietro Martire 28

ingresso libero