Quartetto emergente della scena internazionale, il Fabrik Quartet si è formato in Germania nel 2022 ma si è già fatto notare per la sua interpretazione audace e innovativa della musica contemporanea. Il concerto rappresenta un’occasione per esplorare la più recente scrittura per quartetto d’archi attraverso un programma ricco e di grande difficoltà esecutiva. Esso prevede l’interpretazione di Sincronie, monumentale lavoro di Luciano Berio, di un Quartetto di Mauro Cardi del 1984, insieme a lavori di alcuni dei nomi di punta della composizione internazionale odierna. Tra questi Rebecca Saunders, Leone d’oro a Venezia nel 2024 e Clara Iannotta, pluripremiata compositrice romana, da quest’anno docente di composizione presso il Conservatorio di Parigi (CNSMDP).
A conclusione delle due giornate di studio dedicate ad Aldo Clementi, è previsto inoltre un ulteriore omaggio al compositore a cent’anni dalla nascita.
| Aldo Clementi (1925-2011) |
Reticolo 4 (1968) |
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| Luciano Berio (1925-2003) |
Sincronie(1964) |
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| Mauro Cardi (1955) |
Quartetto per archi(1984) |
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| Clara Iannotta (1983) |
A Failed Entertainment(2013) |
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| Rebecca Saunders (1967) |
Fletch(2012) |
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Fabrik Quartet
Federico Ceppetelli violino, Muzi Lyu violino,
Jacobo Diaz Robledillo viola,
Elena Cappelletti violoncello
Caratterizzato da una scrittura musicale complessa ed estremamente impegnativa da un punto di vista esecutivo, il quartetto Sincronie è stato composto da Luciano Berio nel 1964. La ricerca timbrica, condivisa con altre composizioni di questi anni, porta il compositore a sperimentare un nuovo linguaggio per il quartetto d’archi. Il dialogo equilibrato tra gli strumenti lascia spazio a una diversa concezione di scrittura, aprendo la strada a nuove tecniche esecutive e limitando al massimo i suoni tradizionali degli archi. Per gran parte del brano, si alternano suoni frammentati e glissandi impercettibili, dissolvendo la percezione dello sviluppo tematico a favore di una successione estremamente raffinata di timbri. Il risultato è un quartetto che non appare come un insieme di quattro strumenti distinti, ma come un unico organismo sonoro in continua metamorfosi.
In Fletch, di Rebecca Saunders, la scrittura si concentra sull’esplorazione di uno specifico frammento sonoro. Come scrive la compositrice, questo «consiste in un arco ascendente fluido, sul ponticello, con doppio trillo armonico, spesso accompagnato da un glissando rapido e da un crescendo improvviso, che emerge dal nulla fino a un fortissimo. Questo frammento di suono è immediato e dirompente, ma al tempo stesso intrinsecamente instabile e imprevedibile. L’arco rivela, più e più volte, quel suono di trillo rapido, quasi meccanico e maniacale, che sembra celarsi appena sotto la superficie del silenzio». La natura del gesto descritto è inscindibile dalla fisicità dell’esecuzione: «La superficie, il peso e la sensazione tattile fanno parte integrante della realtà dell’esecuzione musicale: il peso dell’arco sulla corda, la differenza di tocco del dito sinistro sullo strumento... Percepire il peso del suono è essenziale: è la materialità stessa del suono – la sua granulosità, il suo rumore, la sua consistenza fisica – che permette di coglierne l’essenza, di tracciarne le sfumature di colore e di esplorare il gesto corporeo che genera la traccia sonora».
Come ha spiegato Clara Iannotta, la composizione di A Failed Entertainment è stata ispirata dalla lettura del romanzo Infinite Jest di David Foster Wallace. Il modello letterario, in particolare, ha incoraggiato un nuovo filone di ricerca sulle questioni della forma e del tempo: «Sono abituata a lavorare con differenti tipi di suono, fondendoli insieme per trovare una forma unica. Ciò che mi ha messo alla prova in questo pezzo è stato proprio il fatto di non poter lavorare come faccio di solito, poiché avevo a disposizione quattro strumenti con le stesse proprietà timbriche. A Failed Entertainment è il mio lavoro più lungo, nonché il mio primo tentativo di andare oltre il suono stesso» (Clara Iannotta).
Composto nel 1984, il Quartetto per archi di Mauro Cardi è strettamente legato all’esperienza che ne ha accompagnato la composizione: «una progressiva apertura verso forme plastiche e un conseguente abbandono del sistema di programmazione. La rigidità granitica dell’apertura in bianco e nero si allenta e si colora sotto l’effetto di inaspettate ondate di cambiamento: la crescente presenza di fraseggi o figure altamente definiti. Così liberati dalle procedure automatiche che li avevano prodotti, questi tendono a emergere come organismi autonomi, imponendo la propria verità alla logica del processo e, infine, condizionandolo, ripartendo dalle figure per definire le tecniche» (Mauro Cardi).
Reticolo 4 di Aldo Clementi appartiene alla serie di composizioni dei “reticoli”, inaugurata dal compositore nel 1966 e ispirata alla pittura informale italiana di quegli anni, ad esempio al lavoro di Piero Dorazio (1926-2005). Le composizioni di questo periodo risentono dell’abolizione dei contrasti e di qualsiasi dialettica articolativa, tipica della sintassi musicale tradizionale; rientrano in quello che lo stesso Clementi definì “a-formale ottico”, ovvero una particolare concezione musicale in cui «la forma doveva essere appiattita e i suoni dovevano vivere del loro contrappunto. Ciò doveva valere anche per l’intensità» (Clementi, intervista a R. Cresti). Così come nell’arte figurativa, la scrittura musicale si discosta dalla narrazione tradizionale, per prediligere le strutture reticolari, dove le voci si intrecciano sovrapponendosi, creando trame dense, con un’impressione di staticità.

in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo - Il Mattatoio Roma
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