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Concerto
01/12/2025
21:00
Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone

Matteo D'Amico

Descrizione

Il concerto sarà preceduto da un incontro con Matteo D'Amico a cura di Daniele Carnini

Il concerto, dedicato a Matteo D’Amico in occasione del suo settantesimo compleanno, vede protagonista l’ensemble Sentieri selvaggi diretto da Carlo Boccadoro. Ormai prossima a festeggiare trent’anni di attività, la formazione si è sempre distinta per scelte di repertorio coraggiose e mai prevedibili.
Il motto che la guida – «la musica contemporanea per il grande pubblico» – resta un impegno attuale, che il gruppo rinnova giorno dopo giorno.

Francesco Pennisi (1934-2000)  Se appare il dubbio (1996) per cinque strumenti
   
Matteo D'Amico (1955)  Madrigale (2004) per cinque strumenti
   
  da La classe de danse* (2025) per pianoforte
  III Grand Fouetté
  I En dehors
   
Carlo Boccadoro (1963) Epigramma* (2025) per flauto solo
   
Paolo Arcà (1953)  Tre bagatelle zoomorfe* (2025) per sei strumenti a coppie
  1.La farfalla e l'elefante, per flauto e pianoforte
  2.Il serpente e il gatto, per clarinetto e vibrafono
  3.L'uccellino e la tartaruga,per violino e violoncello
   
Matteo D'Amico Trio pour un ange (2015) per violino, violoncello e pianoforte
   
Franco Donatoni (1927-2000)  Arpège (1986) per sei strumenti
   
Matteo D'Amico  The Nature in the Grave (2015)
  fantasia del gusto per sei strumenti insaporiti

Sentieri selvaggi
Paola Fre flauto, Mirco Ghirardini clarinetto, Andrea Rebaudengo pianoforte, Andrea Dulbecco vibrafono e percussioni, Piercarlo Sacco violino, Aya Shimura violoncello
Carlo Boccadoro direttore

 

*prima esecuzione assoluta

Il concerto è dedicato a Matteo D’Amico, in occasione del suo settantesimo compleanno. Il programma si presenta come un dialogo ideale tra passato e presente. Oltre a ripercorrere alcune pagine della produzione del compositore – tra cui una composta per l’occasione – offre l’opportunità di ascoltare due prime esecuzioni di Carlo Boccadoro e Paolo Arcà. Accanto a questi lavori di recente scrittura vengono riproposte due composizioni di Francesco Pennisi e Franco Donatoni, scomparsi entrambi venticinque anni fa. Questi ultimi suggeriscono un’apertura sulla generazione passata, profondamente segnata da sfide artistiche e culturali che hanno contribuito a ridisegnare il panorama musicale contemporaneo.
L’ensemble Sentieri selvaggi, diretto da Carlo Boccadoro e ormai prossimo a festeggiare trent’anni di attività, si è sempre distinto per scelte di repertorio coraggiose e mai prevedibili, soprattutto se rapportate al contesto musicale in cui è nata. Il motto che lo guida – «la musica contemporanea per il grande pubblico» – resta un impegno attuale, che il gruppo rinnova giorno dopo giorno.
Questo intreccio di voci e generazioni, tra memorie del passato e urgenze del presente, rispecchia la personalità di D’Amico, il cui linguaggio distintivo nasce proprio dall’incontro tra una solida formazione e una costante apertura al dialogo con il presente. In esso rigore e libertà, tradizione e innovazione convivono, restituendo il ritratto di un compositore capace di ascoltare il proprio tempo senza rinunciare alla ricerca e alla forza della comunicazione

La classe de danse (2025) per pianoforte
La classe de danse è un brano in tre movimenti, di cui questa sera vengono eseguiti per la prima volta il primo e il terzo. Il titolo di questo lavoro pianistico – piccolo omaggio all’importanza che il pianoforte ha rivestito e riveste nel diuturno lavoro dei danzatori - è nato, come spesso succede, senza un legame con la sua concezione specialmente musicale. Che è stata una piccola, nuova avventura nella piacevole facoltà che il pianoforte offre, in sommo grado, di divagare lungo i sentieri del pensiero musicale puro, astratto, animato da figure, morfemi e stilemi che si succedono incessantemente trovando un loro percorso non preordinato, quasi improvvisato. Ritmi, accordi, rapidissime scale si accavallano cercando luci sempre nuove nei molti registri dello strumento, trovando, pur nel loro carattere rapsodico, una ragione dialettica del loro succedersi, quasi un racconto.   
                                                                                                                                      Matteo D’Amico

Madrigale (2004) per cinque strumenti
Madrigale, come si può intuire dal titolo stesso, è nato come ripensamento in chiave puramente strumentale di un precedente lavoro per voce e strumenti, basato sui versi celeberrimi della preghiera di Bernardo di Chiaravalle alla Vergine Maria, versi che aprono l’ultimo canto del Paradiso dantesco.
La struttura formale ha mantenuto, rispetto alla versione originale, la scansione in episodi musicali diversi fra loro, che qui, liberi da qualsiasi rapporto col testo letterario, si succedono e si contrappongono in forza di una logica unicamente musicale, che si muove progressivamente da una situazione di dinamismo iniziale a una di stasi finale.                                                                                                                         
                                                                                                                                      Matteo D’Amico
 

Trio pour un ange (2015) per violino, violoncello e pianoforte
C’è l’Angelo per antonomasia, quello di tante religioni e scuole filosofiche, tramite primo tra il mondo sensibile e quello trascendente, pronto ad innalzare l’uomo dal mondo materiale a quello celeste. C’è l’Angelo di Klee e di Benjamin, che guarda angosciato il passato mentre un vento irresistibile lo spinge in avanti verso il futuro. E c’è l’angelo delicato e umano, teneramente evocato da Berg nella dedica del suo Concerto per violino, e presente qui nuovamente, nel ricordo di una persona cara.
Sono un po’ tutte queste suggestioni che insieme hanno dato origine all’idea poetica di questo Trio, composto nel 2015 su commissione della Biennale Musica di Venezia, e anche al suo carattere musicale. Una scrittura inquieta, mutevole, quasi mercuriale, spinge in avanti senza tregua il movimento delle linee strumentali, e una perenne tensione ascensionale dalle regioni più gravi anela incessantemente a scalare le vette di quelle acute, muovendosi spesso dentro sonorità liquide e quasi trasparenti.                     
                                                                                                                                     
                                                                                                                                      Matteo D’Amico


The Nature in the grave
(2015) per sei strumenti
Nel 1973, poco prima di morire, W.H.Auden scrisse, in collaborazione con Ch. Kallman, il poemetto The Entertainment of the Senses, come ‘intermezzo’ da inserire all’interno di una masque del repertorio elisabettiano. Un ‘Ciambellano’ (Imbonitore?, Banditore?, Domatore?...) annuncia l'imminente spettacolo che cinque scimmiette si apprestano a mettere in scena, interpretando ciascuna uno dei cinque diversi sensi: Tatto, Gusto, Olfatto, Udito e Vista si susseguono nel dire la loro sui tempi che corrono, ironizzando ferocemente, ciascuno dal proprio angolo visuale, sull'affannata rincorsa dell'uomo ai feticci del Progresso e del Benessere materiale. Nel 2006, da questo testo è nato Auden Cabaret, ampio brano per voce e strumenti, presentato dalla RAI al Prix Italia, da cui a sua volta ha avuto origine nel 2015 The Nature in the grave, scritto per i Sentieri selvaggi, che altro non è se non una sorta di suite strumentale che ripercorre alcuni dei momenti più significativi di Auden Cabaret, mantenendone il carattere ironico, divertito e brillante, grazie ad un rutilante susseguirsi di idee musicali sempre diverse.    

                                                                                                                                      Matteo D’Amico

In collaborazione con Fondazione Musica per Roma, Accademia Nazionale di Santa Cecilia

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Informazioni

01/12/2025 - ore 21
Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone - Teatro Studio Gianni Borgna
viale Pietro de Coubertin 30

COME ARRIVARE
Metro A Flaminio + tram 2// Autobus 168, 910, 982, n3d, n3s

BIGLIETTI:
intero 15€
ridotto 10€ (over 65, studenti, abbonati Accademia Santa Cecilia, RomaEuropa)