Electronic Claps
 




 


venerdì 11  dicembre > ore 21

in diretta sul canale youtube di Nuova Consonanza

Electronic Claps                                                                            



Eleonora Claps soprano
Giulio Colangelo regia del suono

 

Luciano Berio (1925-2003) Sequenza III (1965) per voce sola
   
John Cage (1912-1992) Aria (1958) per voce
   
Niccolò Castiglioni (1932-1996) Così parlò Baldassarre (1981) per voce sola
   
Steven Blake Whiteley (1988)    [______][_____][____][___][___][_] (2016) per voce ed elettronica
   
Chiara Mallozzi (1988) To.tem2 (2012) per due voci: supporto digitale e voce dal vivo
   
  Leggere un Canto a voce tenue* (2020) per voce ed elettronica
   
Giancarlo Turaccio (1967)   Archea (2007) per voce e supporto digitale
   

    

 *prima esecuzione assoluta

                                           

Con la collaborazione di LOXOSconcept

 

Dicotomie del presente

Voce e elettronica. Due elementi che riescono a descrivere una dicotomia che, in potenza, è in grado di racchiudere un universo di altre coppie oppositive. Naturale/artificiale; analogico/digitale; uomo/macchina; fisico/incorporeo; presenza/assenza; scritto/improvvisato. Sembra sia compito di questo tempo, della contemporaneità, scoprire le corrispondenze che si annidano in elementi diversi, antitetici. Colmare quel vuoto che crea distanze. Raccogliere tutti i frammenti della cultura occidentale, della nostra società, e trasformarli in possibilità. Cercare un dialogo necessario tra opposti, facendoli convivere. Così la voce dialoga con l’elettronica.

Eleonora Claps comprende bene tale esigenza e riesce a indicare una via, artistica quanto culturale, direttamente passando per il piano performativo. Durante i suoi concerti la voce è soggetto e sfondo, è melodia e armonia, tema e accompagnamento. Sarà tangibile il percorso da compiere per lo spettatore attraverso le sensibilità di autori, anche distanti nel tempo, che dagli anni ’50 al 2020 hanno scritto musica per la voce. Luciano Berio/John Cage; Niccolò Castiglioni/ Steven Blake Whiteley; Giancarlo Turacchio/Chiara Mallozzi. Ancora possibili coppie oppositive per un percorso interessante che ci farà capire come la voce-strumento si sia progressivamente riuscita a emanciparsi dai suoi confini culturali e ricercare se stessa in accordo con una scrittura sempre più “aperta” – meno rigida sul piano formale – e una interpretazione che integri aspetti improvvisativi sempre nuovi.

L’utilizzo della voce passa anche per un repertorio che divide, frammenta e atomizza la parola – nei suoi significati e significanti – per ricostruire qualcosa che sia pregno di senso musicale. Penso a Ungaretti, al suo Commiato, e capisco come nella musica si riesca a “scavare” ancora di più nella parola, più in profondità, con curiosità e con l’unica consapevolezza che potrebbe emergere qualsiasi cosa e soprattutto, essendo in connessione con l’attimo, sempre qualcosa di diverso. L’entità scritta della parola e della nota perde così le sue caratteristiche monistiche, e tale processo avviene naturalmente.

Il dialogo tra voce e elettronica risulta inoltre uno strumento dotato di un profondo senso drammaturgico che costruisce nella mente – e nelle emozioni dello spettatore – una percezione formale che trascende gli schemi e le forme classiche (pur, in alcuni casi, utilizzandoli). È un gioco con la memoria e con l’atmosfera, non solo con la cultura di chi ascolta. È un passaggio interessante che spalanca, improvvisamente, la fruizione della musica contemporanea di avanguardia a ascoltatori abituati a altri stili, ad altre culture e altri “generi” musicali. A riunire fruitori diversi sarà l’attenzione sul “come” e non sul “cosa” che, fino a prova contraria, è stato sempre un distintivo elitario che ha creato divisioni e dicotomia (forse al tempo necessarie), ma oggi superabili in maniera assolutamente non traumatica.

Coppie oppositive, dicotomie e ibridazioni che, a ben vedere, sono l’occasione per rimestare le carte della classificazione dei generi e delle esperienze musicali che abbiamo utilizzato, praticamente, negli ultimi cinquant’anni. In questo caso però a darci una mano concreta è la musicologia contemporanea che, soprattutto nell’ultimo decennio, ha affrontato tali complessissime dicotomie. Ad esempio, nel termine/concetto “audiotattile” – che descrive la riscoperta dell’unione di quei valori psicofisici del soggetto, fondamentali per la trattazione di suono in tempo reale, che categorizzano dei processi improvvisativi – troviamo una delle possibili chiavi di lettura dell’incontro tra generi e stili, nella musica del presente. Contemporaneamente, da più versanti, si sono riscoperte le caratteristiche audiottattili sia dell’elettronica e che della voce: la prima per una gestione degli hardware e dei software più avanzata, meno meccanizzata, più adattiva e responsiva agli stimoli; la seconda – la voce – per una riscoperta scientifica e filosofica dell’azione determinante del contributo del soggetto.

Questa è la dicotomia del presente che, piano piano, si assottiglia in nome di una musica con un coinvolgimento psico-fisico totale. E la dicotomia voce-elettronica è l’atomo dal quale molto probabilmente è più facile intuire il senso di questo tempo; dove è più facile immaginare il suono che verrà, in cui c’è ancora l’umano, ma c’è anche tanto del mondo che ci circonda.

Ludovico Peroni

 

 

*Leggere un Canto a voce tenue – prima esecuzione assoluta

La voce raccoglie e fa sue le narrazioni della solitaria primavera del 2020.

——

Leggo di antiche donne, del vuoto loro imposto.

E gioco con le formiche, in angoli di pavimento.

E ho scoperto la primavera, lampi sotto le palpebre. Sottili veloci.

Perché usare la parola, i segni, il fiato?

È nostro compito? Perché riempire anche questo vuoto?

Chiara Mallozzi

 

 

To.Tem n°2 per “due voci”: supporto digitale e voce dal vivo 

To.Tem n°2 è uno studio sulla parola, intesa sia come strumento e oggetto di linguaggio, sia come segno linguistico: portatrice di significato attribuito e condiviso, vive anche del proprio potere significante. La stessa organizzazione testuale, quindi, contiene una forza evocativa che orienta questo progetto. Il testo, poi tradotto in inglese, francese, tedesco, spagnolo, turco, ladino, armeno e albanese, è di B. Sicca: “Il Tempo tortura tutti i tentativi di trattenere il tempo”. 

In fase di registrazione del materiale sonoro, “una voce” ha operato in un certo grado di libertà, che ha reso possibile un’appropriazione, anche se parziale, della possibilità di costruire, di essere generoso nel concedere una certa quantità di possibilità espressive delle sequenze fonetiche. Questo materiale, organizzato, manipolato, ri-creato, è stato fissato su di un supporto digitale. 

Nella fase di costruzione della performance dal vivo, “un’altra voce” ha raccolto quei suggerimenti, li ha fatti propri, li ha tradotti nel proprio linguaggio vocale, portando questa ricerca personale nello studio della partitura di To.Tem n°2. Le due voci, quindi, si sovrappongono, ognuna portando con sé le proprie scelte: l’esecuzione diventa luogo di un continuo scambio tra suono-parola-forma. 

Chiara Mallozzi 

 

Archea 

La composizione è basata su una libera elaborazione di un frammento letterario tratto dal romanzo Malone muore di Samuel Beckett. Il frammento in questione evidenzia – come spesso accade nella produzione di Beckett – un particolare senso di attesa e di angoscia tipico della condizione dell’uomo contemporaneo. Ne deriva un lavoro che asseconda un clima di grande inquietudine, punteggiato da repentini contrasti e deliri schizofrenici. Quasi un racconto illusorio, affidato alla voce femminile, perché il suo svolgimento viene soltanto immaginato, ricordato, sognato, a tratti rimosso. In questo clima – realizzato con un uso dell’elettronica che evidenzia forti contrasti e con un principio organizzativo basato sulla contrapposizione di elementi fortemente eterogenei – si inserisce la voce femminile, che esprime le più disparate emozioni dell’animo umano, anche le più recondite, utilizzando ogni tipo di emissione vocale. Si va così dal parlato, al bisbigliato, al cantato, al gridato, fino ai più intimi gemiti, gorgoglii, respiri, che ben sottolineano gli innumerevoli ansiti citati nel testo poetico di Beckett. L’azione della psicotica protagonista è enfatizzata da rapide rotazioni del corpo a destra, sinistra e al centro – segnalate in partitura in concomitanza di repentini cambiamenti del materiale musicale – che ben assecondano il clima di allucinato sdoppiamento creato dalla musica. Quasi interamente derivata dall’elaborazione di materiali vocali, l’elettronica contribuisce a creare una tensione verso una duplicità prospettica del suono: fra una dimensione illusoria, determinata dai materiali elaborati al computer, e una dimensione reale, caratterizzata dalla voce femminile dal vivo. I suoni cardine sono organizzati su un campo armonico basato sulle lettere del cognome di Beckett: “B, E, C, E.” La “k” e le “tt”, in contrasto al campo armonico, sono utilizzate come parte del materiale di partenza per l’elaborazione granulare dell’elettronica. 

Giancarlo Turaccio 

 

 

 

























Associazione Nuova Consonanza
Viale G. Mazzini, 134 - 00195 Roma
Tel./Fax +39 06 3700323 - [email protected]
C.F. 80206250583
P.IVA 02133581005
seguici su: