Macchi Egisto
Nato a Grosseto il 4 agosto 1928 da Lamberto e da Rosetta Detti, risiedette sin dalla prima infanzia a Roma insieme con i genitori e i due fratelli minori, Giuliano e Giovanna. Alla fine degli anni Trenta intraprese lo studio della musica e del pianoforte con G. Sinistri Mazzoli. Frequentò il liceo classico Massimo di Roma, dove il padre era docente di latino e greco, diplomandosi brillantemente nel 1945. Frequentò la facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Roma sino al 1949, anno in cui passò alla facoltà di lettere del medesimo ateneo. Negli anni 1945-53 compì alcune decisive esperienze musicali con E. Guarnieri, che gli impartì lezioni di violino (1945-49), con R. Vlad (alcune lezioni di composizione nel biennio 1948-49), A. Gronen-Kubitzki, baritono di origine polacca conosciuto a Roma (lezioni di canto, 1949-52), H. Scherchen, che lo seguì per la composizione (1949-53).
Il 25 aprile 1953 sposò Miriam Di Tommaso, dalla quale ebbe i figli Antonella (1953) e Lamberto (1954). Sempre nel 1953 si trasferì con la moglie a Palermo, dove accettò un incarico offertogli dal consolato del Brasile. A Palermo conseguì la laurea in lettere nel 1955, e in quella città risiedette alcuni anni per ragioni di lavoro.
Negli anni palermitani il M. conobbe A. Titone - artista poliedrico, nonché studioso di arte e di musica contemporanea -, e fornì le prime riuscite prove compositive, in particolar modo le Tre evocazioni (in memoria), per orchestra (1953), in ricordo del padre prematuramente scomparso in quell’anno, e le Due variazioni, per orchestra da camera (1955), dedicate ai figli.
Nel 1957 la famiglia si trasferì definitivamente a Roma, nel quartiere di Monteverde.
Sul finire degli anni Cinquanta il M. fu in contatto con L. Nono, conosciuto già alla metà di quel decennio grazie a Scherchen; con E. Vedova, per la messa a punto di un progetto legato a un’opera di questo pittore veneziano, Crocifissione contemporanea (progetto non realizzato); con il poeta brasiliano M. Mendes, professore di letteratura portoghese e brasiliana nella facoltà di lettere dell’Università di Roma; con il critico e musicologo M. Bortolotto.
Nel 1958 il M. firmò il primo contratto con la Documento film per la realizzazione della colonna sonora di un documentario sulla pittura moderna di Palma Bucarelli: da allora operò costantemente sia nel settore della musica d’arte sia in quello della musica applicata e compose centinaia di colonne sonore per film e documentari, collaborando con registi come M. Gandin, con il quale lavorò per molti suoi cortometraggi, B. Bertolucci (La via del petrolio), G. Montaldo (Il pistolero), A. Negrin (Io e il duce), Paolo e Vittorio Taviani (Padre padrone), F. Vancini (Bronte e Il delitto Matteotti), C. d’Anna (Salomè), J. Losey (L’assassinio di Trotzky e Monsieur Klein).
Nel 1959 entrò a far parte del comitato di redazione della rivista Ordini. Studi sulla Nuova Musica (insieme con F. Evangelisti, D. Guaccero e Titone), sulle cui fondamenta di lì a poco nacque l’associazione per la musica contemporanea Nuova Consonanza a opera di F. Evangelisti, M. Bertoncini, M. Bortolotti, D. Guaccero, D. Paris e dello stesso Macchi. Negli anni Sessanta seguì, insieme con i colleghi e amici del sodalizio romano, lo svolgimento a Palermo delle Settimane internazionali Nuova Musica (1960-68), preceduto dalle iniziative del gruppo universitario Nuova Musica, nato sul finire degli anni Cinquanta in seno alla cattedra di storia della musica tenuta da L. Rognoni, e l’organizzazione a Roma delle prime manifestazioni musicali di Nuova Consonanza (1962).
Fu nei primi anni Sessanta che il M. attese alla creazione dei lavori strumentali più riusciti e apprezzati dalla critica militante del tempo - si vedano, in particolare, Composizione 3, per 12 strumenti (1960) e Composizione 5 (No han muerto!), per orchestra (1961) -, volgendo tuttavia gradatamente i suoi interessi verso il teatro musicale d’avanguardia, nel cui ambito s’inserì, con pregnanza di contenuti e di soluzioni prospettate, il lavoro A(lter) A(ction), del 1966, concepito in collaborazione con il critico d’arte Mario Diacono. Nel 1965 il M. fondò a Roma, insieme con Guaccero e S. Bussotti, la Compagnia del Teatro musicale di Roma, attiva fino al 1970; nel 1967 entrò a far parte del gruppo di improvvisazione Nuova Consonanza (fondato a Roma da Evangelisti nel 1964), con il quale collaborò sino al 1985; nel 1968 fu tra i fondatori dello Studio R 7, laboratorio elettronico per la musica sperimentale (1968-73), insieme con W. Branchi, Evangelisti, Guaccero, G. Guiducci, G. Marinuzzi iunior, P. Ketoff.
A Roma, nel 1968, il M. conobbe Sylvaine Couquet (che sposò in seconde nozze nel 1981): dalla loro unione nacquero le figlie Ombretta (1971) e Séverine (1974). Dal 1968 sino alla fine degli anni Settanta il M. abbandonò la composizione: soltanto nel 1980, alla morte di Evangelisti, riprese a scrivere con O vos omnes, un’opera per sole voci femminili e/o bianche. Nel 1983 fondò a Roma, insieme con Guaccero, che morì l’anno successivo, l’Istituto della voce, allo scopo di approfondire questioni e tematiche sulla vocalità: l’istituto concluse la sua esistenza dopo la morte del Macchi.
Negli anni accademici 1985-86 e 1986-87 il M. insegnò storia e tecniche della musica applicata al cinema, in qualità di professore a contratto, presso la facoltà di lettere dell’Università di Palermo. Vanno rammentati ancora l’istituzione dell’Archivio sonoro della musica contemporanea, all’interno dell’Istituto di ricerca per il teatro musicale, fondato a Roma dal M. insieme con C. Marinelli, E. Morricone e Paola Bernardi; le regie liriche del Combattimento di Tancredi e Clorinda di C. Monteverdi e dell’Euridice di I. Peri, curate rispettivamente nel 1989 e nel 1990; infine il progetto di rivisitazione del repertorio lirico tradizionale con la trascrizione della Bohème di G. Puccini per 16 strumenti e 4 sintetizzatori, conclusa nel 1991.
Il M. morì a Montpellier l’8 agosto 1992.

Musicista impegnato, eclettico e generoso, sostanzialmente autodidatta, il M. ha attraversato con vigore e con partecipata emotività tutte le stagioni della musica italiana del secondo dopoguerra. Sulla scia delle sue personali inclinazioni, nonché degli insegnamenti attinti direttamente alle opere dei suoi autori prediletti (A. Schönberg, A. Berg, B. Bartók, Puccini), evitò di accogliere metodiche compositive troppo rigide e vincolanti: pur aderendo a un principio di condotta seriale in alcuni suoi lavori giovanili (2 Pezzi, per quartetto d’archi, 1954; 2 Variazioni, per gruppo strumentale, 1955; 4 Espressioni, per orchestra da camera, 1956), se ne discostò ben presto per adottare alcune forme di scrittura più personali e trasgressive, sensibili alle suggestioni dell’alea e della libera improvvisazione (si vedano Composizione 3; Composizione 5; Morte all’orecchio di Van Gogh, per nastro magnetico, clavicembalo e orchestra, 1964; Composizione 7, per doppio quartetto e orchestra da camera, 1968). La molteplicità delle esperienze vissute dal M. - accanto alla composizione, l’organizzazione musicale, l’improvvisazione, la musica elettronica, la musica applicata - denuncia, da un lato, la vastità e l’estroversione dei suoi interessi musicali, dall’altro, i limiti stessi della sua produzione d’arte, rimasta di fatto ai margini della storia della musica d’avanguardia italiana.
Il teatro musicale costituisce certamente una parte assai attraente della sua attività compositiva e forse proprio per la sua natura composita e multiforme appare particolarmente congeniale all’autore sia nel corso degli anni Sessanta - si vedano Anno Domini (1962) e il già citato A(lter) A(ction) - sia negli anni Ottanta grazie alle nuove e inesplorate risorse delle operine su testi dello sceneggiatore N. Badalucco: Venere e il Leone (1985) e ’A Matra (1987).
Tra gli esiti ultimi della sua attività merita di essere segnalato il ritorno alla composizione con opere essenzialmente vocali, non di rado inserite all’interno di più vasti progetti destinati alla rappresentazione della morte: Apocalypsis Altera. Composizione come oratorio su testo di Mario Diacono, per 2 voci recitanti, coro di voci bianche, fiati, percussione, tastiera (1988); Una Via Crucis. Sacra rappresentazione, su testo di S. Miceli (1991).
Opere. Composizioni vocali: Voci (1963) per coro misto; Composizione 6 (Kleines Dachauer Requiem), per coro di bambini (1968); Dies Irae. Composizione per voci e fuochi d’artificio (1986); Qui me tradit, per coro misto (1990).
Composizioni vocali e strumentali: Il mestiere della pace, per basso e pianoforte (1958); Sura per García Lorca, per soprano e quartetto d’archi (1986); Passi e voci, per 8 cori e 2 sintetizzatori (1987).

Composizioni da camera: Composizione 1, per orchestra da camera (1958); Schemi, per 2 pianoforti, 2 violini e sassofono tenore (1959-60, in collab. con Guaccero); Composizione 4 (Coplas de otras tardes), per percussione e 8 strumenti (1961).

di Daniela Tortora

dal Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 67 (2007)



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