Sbordoni Alessandro

Alessandro Sbordoni
Compositore, saggista, ricercatore.

Breve biografia 2020


Alessandro Sbordoni (Roma, 1948) è stato definito da Goffredo Petrassi “un musicista fortemente impegnato nel raggiungimento della comunicazione espressiva”. Presente fin dal 1972 all’interno dell’Associazione Nuova Consonanza, di cui è stato a più riprese presidente, ha suonato nell’omonimo Gruppo di Improvvisazione (dal 1977 al 1985) e ha curato varie iniziative culturali e rassegne concertistiche, tra cui i Festival 1986, 1987, 1988, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005.

La complessa situazione della musica contemporanea ha determinato in Sbordoni la necessità di una riflessione dall’interno stesso del comporre. Suoi saggi ed interventi, tesi ad evidenziare le strutture profonde del pensiero musicale contemporaneo nello svilupparsi dalla tradizione, sono pubblicati su riviste e pubblicazioni specializzate. Si è occupato anche di ricerche sulla monodia gregoriana, e negli ultimi anni il suo campo d’indagine si è esteso a tematiche filosofiche ed esistenziali.

Ha fondato nel 2002 il Gruppo AleaNova, col quale ha realizzato, tra gli altri, l’importante progetto Lubitsch/Morricone. Da svariati anni suona la fisarmonica bayan, strumento che ritiene ricco di possibilità ancora in gran parte inesplorate, per il quale ha già scritto numerose composizioni. Con lo stesso strumento conduce inoltre un’attività di performer-improvvisatore, suonando con musicisti quali Roberto Fabbriciani, Paolo Damiani, Gianni Lenoci.

Ha scritto più di settanta partiture per i più diversi organici, dallo strumento solista alla grande orchestra e al teatro musicale, eseguite da importanti istituzioni e pubblicate da Universal-Ricordi, Edipan e Rai Com.

Intorno a tre questioni si svolge l’attuale ricerca musicale di Sbordoni: l’ampliarsi del ruolo da compositore a compositore-performer, l’apertura verso una dimensione del suono insieme profonda globale e dialogante, l’identificazione di uno stile ispirato alla qualità di ciò che circonda il compositore, dalle altre musiche all’ambiente. Così la fisarmonica è diventata in questi anni una insostituibile compagna di lavoro, anzi un vero e proprio laboratorio. Con un utilizzo “acusmatico” di questo impareggiabile strumento possono essere raggiunte sonorità ‘nuove’, cioè aperte a impasti timbrici davvero inconsueti e fascinosi, con importanti ricadute sui suoi strumenti preferiti, l’organo e il pianoforte. Ma l’identità stilistica può essere raggiunta solo tramite un assiduo lavoro di conoscenza, liberandosi con coraggio di qualsiasi accademismo o narcisistica strategia di affermazione, con la speranza e la convinzione di lavorare ad una musica dei nuovi tempi, ovvero ad una musica della libertà.

 

 

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