Duo Rocchi - Vincenti





domenica 13 dicembre > ore 18

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Duo Rocchi Vincenti                                

                     

                                         
 


Matteo Rocchi viola, Ludovica Vincenti pianoforte

 

Andrea Noce (1985) Fiori tra le crepe (nonostante il cemento)* (2020) per viola e pianoforte
   
Claude Debussy (1862-1918) Pour le piano (1894-1901)
  Prelude – Sarabande – Toccata
   
Giorgio Astrei (1992) Di vento, fiori e spighe, da un canto popolare della mia terra* (2020) per viola e pianoforte
   
Paul Hindemith (1895-1963)   Sonata op. 11 n. 4 (1919) per viola e pianoforte
  I. Fantasie II. Thema mit Variationen  III. Finale (mit Variationen)
   
   
 *prima esecuzione assoluta


in collaborazione con il Comune di Trevignano Romano

Il lavoro dei giovani musicisti Ludovica Vincenti e Matteo Rocchi si concentra soprattutto nell’esecuzione di musica del XX e del XXI secolo, accostando pagine entrate ormai a far parte del repertorio con lavori in prima esecuzione assoluta di giovani compositori d’oggi. Anche il programma proposto per Nuova Consonanza conferma una simile attitudine, conciliando lavori celebri dello scorso secolo, come la suite Pour le piano di Claude Debussy o la Sonata op. 11 n. 4 di Paul Hindemith con due brani in prima esecuzione assoluta dei giovani compositori Andrea Noce e Giorgio Astrei.

La Sonata op. 11 n. 4, generalmente annoverata tra le opere della prima produzione di Hindemith, non è soltanto testimonianza di una vitalità compositiva giovanile, ma anche espressione di soluzioni formali ed espressive insolite. Si distingue ad esempio la scelta del compositore di rinunciare alla forma della sonata classica, lasciando la divisione in movimenti soltanto sulla carta e optando piuttosto per l’accostamento senza soluzione di continuità dei tre tempi della Sonata.

La suite Pour le piano di Claude Debussy fu pubblicata nel 1901, anche se la composizione di alcune parti risale a qualche anno prima. Si tratta di un’opera importante in quanto segna un passaggio significativo nel linguaggio del compositore, aprendo la strada alla maturazione della sua cifra stilistica personale. Nucleo originale della suite è costituito dalla Sarabanda centrale, che venne composta in una prima versione nel 1894, successivamente rielaborata.

 

*Fiori tra le crepe (nonostante il cemento) – prima esecuzione assoluta

Tra le vie dei borghi disabitati, ma anche nelle zone poco frequentate delle città, capita di imbattersi in infiorescenze nate, con grande spirito eroico, in terreni impervi e poco ospitali. Adoro questi piccoli fiori che sbucano dalle fessure del cemento. Essi sono un inno alla vita, un canto di speranza (o disperato?) che squarcia le difficoltà, la grazia che irrompe sulle deformità. Il brano, che nasce da queste suggestioni, è composto dai contrasti tra le immagini monolitiche del cemento e la grazia quasi inafferrabile di questi fiori. Nonostante la resistente corazza dei muri e delle strade, l’energia dirompente di queste simpatiche, ma caparbie corolle variopinte, riesce a crearsi una via persino nella più piccola crepa del cemento.

Il brano ha una forma durchkomponiert, quasi madrigalistica ad episodi, ma con alcuni gesti ricorrenti. Dopo un’introduzione in cui sono condensati gli elementi caratteristici della composizione (dagli accordi monolitici del pianoforte alle fioriture della viola), il pezzo si articola, sostanzialmente, in tre grandi sezioni e una coda finale. Ognuna di esse cerca di rappresentare musicalmente alcune caratteristiche di questi fiori: il lato decorativo (melodia ed arabeschi nella prima sezione); quello coloristico (lato armonico accentuato nella seconda); la forza dirompente della natura che nasce dalle profondità della terra per poi esplodere (arabeschi e melodia nel grave e un ritmo incalzante con un grande crescendo nella terza). Nella coda finale, incorniciata dagli interventi del pianoforte, vi è incastonata una cadenza della viola, quasi un’ultima osservazione da vicino di questi piccoli fiori per cercare di cogliere fino in fondo la grande forza della loro poesia.

Andrea Noce

 

*Di vento, fiori e spighe – prima esecuzione assoluta

Il canto popolare è un ricordo razionale. Un ascolto oggi ci riporta a un contesto fantastico ma più che mai stabile nel significato e ancorato su basi solide. Spesso, fa da tramite per spiegarci cose passate o, da ponte, per dare un senso ad avvenimenti contemporanei. Tutto riporta all’idea del mito e come quest’ultimo il canto popolare diviene sempre più un simbolo. A ciò mi sono aggrappato per la stesura di questo breve brano. Il lirismo della viola mi ha dato la possibilità di indagare a fondo un canto di mietitura del mio paese. Il melos appare fin da subito e man mano, attraverso piccoli cenni, riaffiora fino alla sua completa manifestazione. Segue una brusca rottura, un cambiamento drastico che muta il “passo delle cose”. Attraversato il vortice, il canto diviene ricordo. Il melos, in una veste trasfigurata, conclude il brano con un’ultima apparizione. Ora – presente e distante, limpido e ineffabile – ha un passo nuovo, come quello di chi vuole essere ascoltato.

Giorgio Astrei





























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