L’Uomo che scambiò sua moglie per un cappello

sabato 13 febbraio 2021 - ore 21

In diretta streaming sul canale youtube
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dal Teatro Secci di Terni

   The Man who mistook his wife for a hat

testo di Oliver Sacks, Christopher Rawlence e
Michael Morris
musica di Michael Nyman

 


libretto inglese/italiano 

interpreti
Mrs P: Elisa Cenni
Dr S: Roberto Jachini Virgili
Dr P: Federico Benetti

Carlo Fiorini regia e impianto scenico
Ensemble In Canto
Anna Chulkina e Andrea Cortesi violini, Gianfranco Borrelli viola, Michele Chiapperino e Mattia Geracitano violoncelli, Marzia Castronovo arpa, Silvia Paparelli pianoforte
Fabio Maestri direttore

Edizioni Chester Music (rappresentante per l’italia Casa Ricordi)
Versione in lingua originale con sopratitoli in italiano e ingelse

Neurology’s favourite term is Deficit.
The word denotes impairment
Or incapacity of neurological function,
Loss of language, memory, vision,
Dexterity, identity
And a myriad
Of other lacks and losses
Of specific functions.

Con queste parole si apre The Man Who Mistook His Wife for a Hat (1986), opera da camera del compositore inglese Michael Nyman su libretto di Oliver Sacks, Chistopher Rawlence e Michael Morris. A pronunciarle è il neurologo Dr. S, il quale ci proietta immediatamente nel cuore della trama. Egli inquadra la condizione clinica che è alla base dell’agnosia visiva, il disturbo neurologico da cui è affetto il protagonista della storia, Dr. P. Il suo intervento condensa l’essenza del disturbo in una parola: deficit, ovvero una mancanza di funzioni specifiche, che in questo caso è dipendente da una perdita graduale della capacità di riconoscere elementi noti della realtà circostante.
L’opera prende spunto dall’omonimo libro del neurologo Oliver Sacks, pubblicato in Inghilterra nel 1985 che consiste nella descrizione del modo di vivere di una persona affetta da agnosia visiva. Queste persone, come spiegato da Sacks, «vedono colori, immagini, linee, oggetti, movimenti ma sono incapaci di riconoscerli. Non riconoscono persone, luoghi o oggetti comuni: il loro mondo visivo ha perso senso e familiarità, è strano, astratto, caotico, disorientato». Nel caso del Dr. P, un cantante che amava il repertorio vocale di Robert Schumann, la sola ancora di salvezza nel lento ma inesorabile confondersi di persone, oggetti e luoghi è la musica. Quest’ultima, in particolare, assume il ruolo di vera e propria mappa utile all’orientamento, volta a sostituire quella conoscenza visiva che la malattia stava via via cancellando.
Il lavoro di Nyman inizia con un’intuizione: sfruttare il ruolo decisivo giocato dalla musica nel libro di Sacks per ripercorrere in termini musicali le stesse dinamiche neurologiche rappresentate. Come spiegato dal compositore nell’introduzione pubblicata nella partitura dell’opera, al centro dell’interesse compositivo «fu il fatto che Sacks non descrive il problema neurologico del Dr. P, ma conduce il lettore passo passo attraverso la propria scoperta della condizione del paziente: un processo narrativo che richiede un processo musicale parallelo». Similmente, anche la trama dell’opera ripercorre il ciclo di incontri tra il neurologo e il suo paziente (e di sua moglie Mrs. P), al termine del quale si arriva alla formulazione della diagnosi di agnosia. La modalità scelta per il racconto permette di raggiungere non solo una progressiva presa di coscienza del disturbo (da parte dei personaggi così come dell’ascoltatore), ma anche della sua più profonda incidenza nella vita del Dr. P.
Ciò ha suggerito a Nyman di percorrere un doppio binario, lavorando da un lato sulla musica dell’opera, dall’altro sulla musica più direttamente collegata al disturbo neurologico del Dr. P. Quest’ultima si muove attraverso il ricordo delle composizioni di Schumann, secondo una modalità che risulta per forza di cose condizionata dalla sua condizione clinica. Lo spettatore assiste a un graduale disgregarsi della musica di Schumann presentata in apertura, che con un espediente compositivo è realizzato mediante il principio della variazione. In un’intervista rilasciata qualche anno fa, il compositore ha spiegato il processo impiegato nella scrittura, specificando come la tecnica di variazione sia stata adottata in una modalità inversa, ossia partendo dal materiale musicale più complesso e procedendo con una sua progressiva semplificazione:
"Affinché Sacks scoprisse quale fosse il problema, dovette fare una serie di esami neurologici. Supponiamo che siano stati fatti 20 test. Quello che ho fatto è stato concepire l’opera come una successione di variazioni. Quando il paziente entra per la prima volta in ufficio, sembra un essere umano completo. Similmente, la musica all’inizio dell’opera è completa ma, prova dopo prova, si realizza che c’è sempre qualcosa in meno. Così, ho scritto una serie di variazioni al contrario, nelle quali all’inizio puoi ascoltare tutto e poi, alla fine dell’opera, non senti più nulla. Ascolti una specie di versione scheletrica di ciò che hai sentito in apertura.
«Questo processo – continua Nyman – serve simultaneamente a rispecchiare la risposta tragicamente schematica (non distorta) del Dr. P alla realtà visiva, inoltre aiuta a sottolineare il nostro senso di vuoto del suo mondo visivo/espressivo man mano che si scopre la sua agnosia. Per cui, mentre la condizione del Dr. P. rimane statica durante lo svolgimento dell’opera, lo spettatore ne diventa sempre più consapevole".

Vera Vecchiarelli


 



streaming fruibile fino al 20 febbraio 2021

una co-produzione: OperaInCanto, Istituzione Universitaria dei Concerti, Nuova Consonanza

con il contributo di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale Spettacolo dal Vivo, Fondazione Carit, Regione Umbria
in collaborazione con: 50 & Più





 
 
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