KVADRAT ensemble





domenica 13 dicembre > ore 21

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Kvadrat Ensemble                                

                     

                                         
 

KVADRAT ensemble
Carlo Capuano, Alessio Cavaliere°, Filippo Sinibaldi, Riccardo Terlizzi



John Cage (1912-1992) Inlets (1977)
  per 4 esecutori di gusci di conchiglia pieni d’acqua 1 esecutore di conchiglia utilizzando la respirazione circolare e il suono del fuoco
   
Christian Wolff (1934)  Sticks (1968-71) per qualsiasi numero di esecutori
  da Prose Collection
   
John Cage Variation III (1962-63) per una o qualsiasi altro numero di persone che effettuano una qualsiasi azione
   
Iannis Xenakis (1922-2001)       Rebonds B° (1987-89) per percussione
   
Walter Branchi (1941) Looking South-West (2010) su tre glockenspiel
  trascrizione dall’originale per tre flauti in omaggio al compositore
   
John Luther Adams (1953)  Drums of Winter (1993) per percussioni
  da Earth and the Great Weather

                                             

«Il vento che sfiora un canneto, lo scroscio della pioggia che tocca la terra, gli alberi che bisbigliano al passaggio della tempesta».

 

L’attività del giovane ensemble Kvadrat predilige la selezione di quelle partiture in cui sia evidente un’attenzione mirata al suono e alla performance. Il programma proposto lo dimostra ampiamente, comprendendo lavori per percussioni (o realizzati con le percussioni o con oggetti utilizzati come percussioni) nei quali emergono sonorità variegate e nei quali è concesso un contributo determinante alle scelte degli esecutori. Come spiegato dai quattro componenti della formazione, il concerto vuole essere un percorso incentrato sul «potere del suono della natura, sulle sue microvariazioni e trasformazioni». Ciò è particolarmente evidente in brani come Inlets di John Cage, dove i riferimenti ad elementi naturali come l’acqua, l’aria e il fuoco sono espliciti sin dalle note poste come organico («per 4 esecutori di gusci di conchiglia pieni d’acqua 1 esecutore di conchiglia utilizzando la respirazione circolare e il suono del fuoco»). Lo è anche in Drums of Winter di John Luther Adams, compositore statunitense che ha fatto della connessione tra il linguaggio della natura e le scelte compositive la sua cifra distintiva. Il brano è tratto da Earth and the Great Weather, un lavoro che risente profondamente dell’esperienza di vita del compositore nei paesaggi dell’Alaska; nasce in particolare dall’incontro di Adams con le danze rituali Inuit e il potere esplosivo dei taiko giapponesi. Ricco di tensione e con una trama sofisticata, il movimento Drums of Winter rappresenta l’inizio della tempesta, mediante suoni che rievocano il tuono e lo sbattere del vento che ne preannunciano l’arrivo.

In Sticks di Christian Wolff, il titolo si riferisce ai bastoncini di legno suonati dagli esecutori, seguendo delle indicazioni apposte dallo stesso compositore in partitura: «Make sounds with sticks of various kinds, one stick alone, several together, on other instruments, sustained as well as short» (Emetti suoni con bacchette di vario genere, una sola bacchetta, parecchie insieme, su altri strumenti, sia sostenuti che brevi); o ancora «You can begin when you have not heard a sound from a stick for a while; two or three can begin together. You may end when your sticks or one of them are broken small enough that a handful of the pieces in your hands cupped over each other are not, if shaken and unamplified, audible beyond your immediate vicinity» (Puoi iniziare quando non senti un suono di bastoncino da un po’; due o tre possono iniziare insieme. Potresti finire quando i tuoi bastoncini o anche uno solo di essi sono rotti in pezzi talmente piccoli che una manciata di frammenti nelle tue mani a coppa l’uno sull’altro non sono, se scossi e non amplificati, udibili oltre le tue immediate vicinanze). Come è possibile capire dalle frasi riportate ed estrapolate da un testo più ampio, il compositore lascia grande libertà all’interprete, limitandosi piuttosto a indicare una serie di possibilità da seguire nel corso dell’esecuzione. Il brano offre l’occasione per mettere in evidenza l’altro filo conduttore del concerto, ovvero l’attenzione posta alla performance e alle infinite strade da essa percorribili, specialmente se in riferimento a partiture aleatorie o per vari aspetti indeterminate. Variation III di John Cage, compositore che ebbe una certa importanza per la formazione di Wolff, rappresenta con evidenza uno di questi casi: come spiegato da Cage, l’esecuzione si basa sull’accostamento casuale di una serie predeterminata di cerchi posti su fogli trasparenti, che diviene la guida principale per gli interpreti. In questo caso l’aspetto performativo prevale su quello musicale, come è possibile evincere dalle indicazioni del compositore che infatti utilizzano la parola “azione”. È lo stesso Cage, infatti, a sottolineare l’assenza di istruzioni su come produrre suoni: «There are no instructions as to how (or even if) to produce sounds; moreover, nowhere in the score does the word “sound” appear» (Non ci sono istruzioni su come (o anche se) produrre suoni; inoltre, da nessuna parte nella partitura compare la parola “suono”).

Il concerto diviene anche un’occasione per assistere alla vastissima gamma di sonorità connesse al mondo della percussione, così come emerge da una particolarissima versione di Looking South-West di Walter Branchi. Il brano è stato composto originariamente per tre flauti disposti a una certa distanza l’uno dall’altro nella parte sud dell’isola di Manhattan, a New York, guardando a sud-ovest verso il New Jersey, aldilà del fiume Hudson. I tre esecutori si rispondono come fossero uccelli. La versione per glockenspiel, curata dall’ensemble, è un affettuoso omaggio al compositore.

In Rebonds B, la ricerca di Iannis Xenakis non è orientata a sottolineare le risonanze degli strumenti impiegati, ma resta volutamente ancorata all’impatto. L’utilizzo delle percussioni costituisce per il compositore una via preferenziale per la sperimentazione, che sembra muovere piuttosto da retaggi di musiche primitive e da memorie musicali extraeuropee. Pur essendo eseguito da un solo percussionista, in Rebonds B il suono sembra sdoppiarsi e l’illusione sonora crea un rituale astratto.
















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