novità editoriale



Nuovo Teatro Musicale fra Roma e Palermo 1961-1973

a cura di Alessandro Mastropietro
Libreria Musicale Italiana



Pubblicazione progettata e realizzata da Nuova Consonanza




con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo




e del
DISUM - Dipartimento di Scienzee Umanistiche,
Università degli Studi di Catania

 

Un nuovo teatro per un pubblico nuovo

Il teatro musicale in ogni sua forma e/o accezione è, per chi scrive, un’altissima espressione dell’intelletto umano di ogni tempo, la presente nota è quindi inevitabilmente di parte, ma l’approccio alla questione è sincero e leale nel suo tentativo di essere obiettivo. Dato ciclicamente per spacciato o addirittura definitivamente morto e decomposto, il teatro musicale ha sempre riaffermato, anche nei momenti più difficili, il proprio diritto di esistenza e rivendicato la propria funzione di “specchio” della realtà. Il periodo preso in esame da Mastropietro in questo importantissimo studio, è quanto mai critico e per sua natura sfuggente. Basti pensare, solo per fare un esempio a caso, che nello stesso periodo in cui a Roma o a Palermo venivano rappresentate novità assolute come Scene del potere di Domenico Guaccero o La passion selon Sade di Bussotti, a New York era in scena da anni West Side Story, che con i toni del melodramma raccontava una storia già antica, ambientata in un quartiere
di Manhattan che poco dopo sarebbe stato raso al suolo per far spazio al Lincoln Center e al pavarottianissimo MET. L’autore dell’opera era lo stesso Bernstein che alcuni anni dopo tenne magistralmente a battesimo Sinfonia di Berio di cui era dedicatario, e che contemporaneamente veniva sbertucciato in Europa per il linguaggio musicale che utilizzava nelle proprie composizioni.
Nel bene o nel male, erano anni in cui convivevano in maniera feconda esperienze estetiche lontanissime, apparentemente opposte eppure, in qualche modo, tessere di uno stesso mosaico che con orgoglio affermava il proprio diritto ad esistere e a farsi portatore delle più profonde istanze dell’umanità. 
Niente a che fare, inutile dirlo, con l’appiattitissima odierna monotonia del 2.0 in cui tutto è “nuovo”, “multimediale” e allo stesso tempo inesorabilmente prevedibile. Ed è proprio alla luce di ciò che si fa strada in noi la consapevolezza di quanto florido e fondamentale sia stato per il teatro musicale (e quindi per la crescita culturale del nostro Paese) il fermento di attività – così
ben disegnato da Mastropietro – che animava gli anni e luoghi che il presente volume prende in esame.
Mi permetto di riportare una testimonianza raccolta personalmente a proposito della prima mondiale dell’opera Collage di Aldo Clementi al Teatro Eliseo di Roma nel 1961. Il regista dello spettacolo, Andrea Camilleri (poi divenuto il famoso romanziere che tutti conosciamo) racconta che a proteggerlo dall’ira degli spettatori scandalizzati per quanto avevano visto/ascoltato, provvedeva il suo aiuto regista, un ragazzone egiziano fisicamente molto dotato, che letteralmente prendeva a cazzotti chiunque (e a quanto pare erano in tanti) tentasse di aggredire il regista e gli interpreti per manifestare la propria disapprovazione per la serata. Camilleri racconta che fece appena in tempo a salvare il proprio padre (sopraggiunto da Agrigento a sostegno del figlio e mischiatosi per sbaglio alla folla degli aggressori) dai pugni dell’omone egiziano, che menava a tutto spiano non potendo immaginare che tra gli innumerevoli detrattori della serata e dei suoi protagonisti potesse esserci (sia pure per meri motivi di consanguineità) anche qualche sostenitore. Erano tempi in cui il pubblico partecipava, rispondeva, e, soprattutto faceva uno sforzo per capire quello che vedeva/ascoltava, reagendo di conseguenza. In ambito nordeuropeo e nordamericano questo pubblico esiste ancora, e gli vengono regolarmente proposte opere nuove (in questi giorni s’inaugura la Elbphilarmonie di Amburgo con una teatralissima prima mondiale di Wolfgang Rhim per tenore e orchestra), che accendono dibattiti e discussioni che tengono viva la realtà culturale, non importa che si tratti del Satirycon di Maderna, di Intolleranza 1960 o di Rigoletto, l’uditorio sta al gioco, capisce, reagisce e si schiera. In Italia questo praticamente non esiste più.
È dunque con orgoglio che Nuova Consonanza partecipa al battesimo di questo importante volume (del quale auspichiamo presto una traduzione in altre lingue) che oltre a costituire un prezioso strumento per gli studiosi può rappresentare uno stimolo per la rinascita di una consapevolezza che guardi ancora a un nuovo teatro musicale come a un veicolo per la crescita culturale
e artistica della società.


Lucio Gregoretti

Presidente Associazione Nuova Consonanza



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