Francisca
 


domenica 29 novembre > ore 21 

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Francisca*                                                                                
opera da camera                                                        

libretto    


musica di Cosimo Colazzo, libretto di Giuliana Adamo
(dal racconto di Maria Attanasio Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile, Sellerio - Palermo 2004)
rappresentazione in forma di concerto


interpreti

Roberto Abbondanza baritono – L’inquisitore
Patrizia Zanardi soprano – Francisca
Massimo Venturiello voce recitante

MP Saxophone Quartet
Emanuele Dalmaso sax soprano, Mattia Grott sax contralto, Sveva Azzolini sax tenore, Simone Dalcastagné sax baritono
Cosimo Colazzo direttore


*prima esecuzione assoluta

In coproduzione con Associazione Culturale “Piazza del Mondo” Rovereto


Anche nella particolare edizione del 2020, Nuova Consonanza conferma l’attenzione riservata alle nuove forme di teatro musicale: come nelle scorse edizioni del Festival, questa si esplicita soprattutto nell’incoraggiamento di nuove produzioni. Francisca, opera di teatro-musica di Cosimo Colazzo su libretto di Giuliana Adamo, presentata in prima assoluta, nasce dalla rielaborazione di un racconto di Maria Attanasio, Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile, pubblicato da Sellerio.
Francisca tratta il tema dell’identità e delle relazioni di genere, della diversità, dell’Altro, di come tutto questo diventi fortemente problematico – al nostro sguardo e allo sguardo sociale – quando un soggetto pensato come unitario mostra dentro di sé le forme dell’alterità, del duplice, del polimorfo. Francisca è donna, ma le circostanze della vita l’hanno portata ad assumere comportamenti e sembianze virili. Questo crea un corto circuito, sino alla deflagrazione di un rifiuto da parte della comunità, che assume il volto dell’accusa di stregoneria, da cui l’assolve un inquisitore per una volta illuminato. Da una storia vera, che la scrittrice Attanasio ha indagato minuziosamente in archivi, nasce un racconto che, ridefinito in libretto, levita in musica e rappresentazione di teatro-musica.
L’opera Francisca, muovendo da un “fatto memorabile”, come riportano le cronache, realmente accaduto a Caltagirone, in Sicilia, alla fine del Seicento, rappresenta il problema dell’Altro. I pregiudizi della costruzione del diverso da sé nel consueto crescendo di stigmatizzazione, emarginazione, eliminazione sono scorsi attraverso la figura di Francisca, ’Huomo-Fimina’. Esempio di giovane vedova – pauperrima e analfabeta – condannata dal suo Tempo a fare la prostituta o a entrare in un convento, che decide, invece, di restare nel mondo assumendo una doppia identità per poter lavorare come bracciante giornaliero. Scelta che le procura la fama di strega e che la porta davanti al Tribunale dell’Inquisizione per essere giudicata. Il popolo si aspetta la sentenza di morte. L’Inquisitore illuminato, Don Bonaventura Cappello, la ascolta e la salva, benedicendola, assicurandole la sua protezione e legittimando il futuro di lei «che di Fimina operava di Huomo». L’opera evoca gli spettri del pregiudizio per l’Altro da sé, in una prospettiva di sempreverdi scontri di civiltà, di identità e di genere.
La musica segnala il rapporto di Francisca/o con l’ambiente che la respinge e con la natura in cui trova l’umile forza di esserci nonostante tutto; ed evoca la sua doppia identità, la mobilità dentro di sé del confine di genere. Forme ritmiche di taglio preciso evocano la volontà di operare nel mondo, di essere riconosciuti, di esserci con la propria determinazione e il proprio lavoro. Nel dolore per l’ingiustizia si espande liricamente in archi di protesta o si introflette dentro un sé offeso e ripiegato. Prefigura un destino di morte bamboleggiando un canto funebre in un intorno di macchie sonore. Il progetto di Francisca/o è di vivere senza remore la propria identità, innanzitutto umana, poi di genere (del genere primo e di quello scelto, donna e uomo nello stesso tempo), in un mondo che possa duttilmente accoglierla e non ferocemente eliminarla. Si scontra con il potere.  Ma per una volta questo, illuminato, dialoga e comprende. Figura complessa e articolata, l’Inquisitore è pienamente centrale nell’opera, mosso da sentimenti contrastanti: dal sentimento del ruolo e delle attese pubbliche, da una parte, ma nello stesso tempo da un lume, quello di ragione e coscienza, che lo inducono a esaminare il caso da altra prospettiva logico-morale. Egli vive su una faglia, su un discrimine storico, per cui si transita verso un nuovo tempo che porta a una visione più laicizzata delle cose e del mondo. La musica e il canto lo tracciano in questa contraddizione, con un duplice sguardo, volto al passato e insieme al futuro. Il taglio ritmico delle figure, la tensione verso il registro acuto significano lo strappo che vive la sua coscienza. Una musica che vive anche l’ombra della meditazione interiore, del rovello critico e morale.
Un vasto spettro di risonanze emotive si lega a una storia che coinvolge e muove tasti dell’attualità.
Cosimo Colazzo & Giuliana Adamo



 






 















 






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