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Concerto
27/11/2025
21:00
Mattatoio La Pelanda

Il madrigale rappresentativo

Descrizione

Il concerto rappresenta uno dei momenti del “ciclo Berio” che attraversa il Festival in occasione del centenario della nascita del compositore. A-Ronne (1974) è uno dei suoi brani vocali più noti, qui proposto nella versione per cinque attori. Documentario radiofonico su testo di Edoardo Sanguineti, A-Ronne suggerisce qualche analogia con il madrigale rappresentativo, forma musicale nata tra la fine del inquecento e l’inizio del Seicento grazie a compositori come Adriano Banchieri e Orazio Vecchi.

Adriano Banchieri (1568-1634) scene da La pazzia senile (1598) 
  ragionamenti vaghi, et dillettevoli, a tre voci
   
Luciano Berio (1925-2003) A-Ronne (1974) 
  documentario radiofonico su una poesia di Edoardo Sanguineti per cinque attori

Voxnova Italia
Felicita Brusoni soprano, Eleonora Susanna soprano
Alessandro Tamiozzo tenore, Victor Andrini basso
Nicholas Isherwood basso, direttore e regia

La pazzia senile di Banchieri e A-Ronne di Berio sono “madrigali rappresentativi”.  Lo stesso Berio cita questa forma di teatro musicale in una “nota d’autore” su A-Ronne: «A-Ronne può forse suggerire qualche tenue legame coi madrigali rappresentativi, cioè col teatro degli orecchi (della mente, diremmo oggi) del tardo Cinquecento».  La figlia Cristina mi disse che cantò La pazzia senile, ascoltando il disco, con la mamma, Cathy Berberian, da bambina. Berio conosceva non solo il “madrigale rappresentativo”, ma anche La pazzia senile.

Non si sa come venivano rappresentati questi “madrigali”.  Raccontano una storia, spesso con delle lacune fra gli interventi musicali, ed i personaggi sono talvolta divisi in tre cantanti. Le maschere della Pazzia senile sono quelle della “commedia dell’arte”.  Troviamo Pantalone, il Dottore, Burattino, l’Innamorato Fulvio, l’Innamorata Doralice e tanti servi. Nella sua forma pura, la “commedia dell’arte” fu un teatro dialettale, improvvisato, spesso con musica. La nostra idea è di unire i pezzi musicali di Banchieri con interventi teatrali improvvisati nei quali ogni cantante parla nel suo dialetto. Invece del bergamasco tradizionale, i servi parlano i dialetti degli interpreti: ligure (Felicita Brusoni: Colombina), milanese (Alessandro Tamiozzo: Brighella), romagnolo (Eleonora Susanna: Pedrolino) e piemontese (Victor Andrini: Gianduja).  Essendo un “nuovo veneziano”, interpreto Pantalone in dialetto veneziano, tradizionale per questo personaggio. Interpretiamo una serie di scene della Pazzia senile.  Nella prima, i servi arrivano, affamati come sempre, in un campo dove sentono i grilli.  Con i loro “battocci” (il famoso “slapstick” degli attori comici), li uccidono e se li mangiano.  Dopo un po’ non ci sono più grilli e cantano il madrigale «ahimè, come farò poiché il mio grillo è morto».  Come intermedio, cantiamo due madrigali: Vestiva i colli di Palestrina e Rostiva i corni, la parodia di Banchieri del precedente («ecco io te n’adorno» diventa «leccami d’intorno»). Il teatro musicale ritorna con la scena seguente, nella quale Pantalone cerca di trovare una soluzione alla sua stitichezza, dovuta al suo amore non ricambiato per la giovane servetta Lauretta. Per finire la prima parte, cantiamo il Contrappunto bestiale alla mente di Banchieri, che ricorda il “teatro della mente” citato da Berio, ma anche il Contrappunto dialettico alla mente di Luigi Nono, ispirato da Banchieri. La prima assoluta di A-Ronne, così come il pezzo di Nono, fu radiofonica.

Nella mia regia di A-Ronne, gli stessi servi della Pazzia senile (Colombina, Brighella, Pedrolino, Gianduja) sono raggiunti da Arlecchino per fare una Zannata, la forma più antica della “commedia dell’arte”, ovvero una scenetta buffa o una burla. Il termine deriva da Zanni, ovvero Giovanni in dialetto veneziano, che era il nomignolo con cui si chiamavano i poveri che nel ’500, a causa della carestia, si trasferivano dalle valli intorno a Bergamo alla città in cerca di lavoro come servi. La partitura di Berio è eseguita con una “Werktreue” (fidelità al lavoro) assoluta, rispettando ogni dettaglio della partitura. Nello stesso tempo, sono riuscito ad adattare il tutto alla “commedia dell’arte” e ad aggiungere qualche elemento della realtà politica dell’epoca della composizione del pezzo che trovo ancora pertinente. Più che mai, abbiamo bisogno di «ein Gespenst geht um in Europa» (un fantasma gira per l’Europa: il comunismo) come diceva Marx ed ancora di più «ein Gespenst geht um die Welt» (un fantasma gira per il mondo), come diceva Nono. Il quarto muro non esisteva nel mondo della “commedia dell’arte” e il pubblico è incoraggiato, a diverse riprese, a partecipare all’azione.  Come diceva Beuys: «Ogni essere umano è un artista».  Facciamo quindi gli artisti insieme per una serata divertente, ma non solo, una “Lehrstück” (i “pezzi che insegnano” di Bertolt Brecht) che ci unisce per ridere e combattere. Come dicono le parole di Ol’ Man River, riscritte da Paul Robeson: «But I keep laughing, instead of crying; I must keep fighting until I’m dying». (continuo a ridere, invece di piangere; devo combattere fino alla morte).

Nicholas Isherwood, capocomico

 



in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo - Il Mattatoio Roma

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informazioni

27/11/2025 - ore 21.00
Mattatoio di Roma La Pelanda
piazza Orazio Giustiniani 4